Vogliono
un po' tutti buttarla nel caos ma la cosa che bisogna spiegare e'
cosa significhi votare o non votare M5S. Per molti è stato un voto
di protesta ma non deve continuare ad esserlo. Votare M5S significa
aver voglia di partecipare, anche solo con le opinioni, ad un
processo di cambiamento che ci porti ad una concezione di vita
diversa. Questa concezione è una in cui l'economia, come da
definizione di vocabolario torni ad essere "l'organizzazione di
risorse finite per soddisfare al meglio i bisogni individuali e
collettivi". È un'idea di vita dove sia consentito a tutti il
consumo necessario e sufficiente per una vita dignitosa che consenta
lo sviluppo e la crescita dell'essere umano nelle sue potenzialità e
dell'umanità nei suoi traguardi sempre più straordinari. Votare M5S
significa sottostare a questa idea dove il consumo individuale può
anche crescere a proprio piacimento ma solo fino al punto in cui non
comincia a deprivare l'umanità delle prerogative di cui
sopra.Votare per chiunque altro, significa (ma non lo sanno neppure
loro) sottoscrivere al modello di vita attuale in cui ad ognuno sia
consentito consumare quanto può e vuole ai fini dell'aumento del
Prodotto Interno Lordo (PIL) del pianeta. In tale sistema,
l'accrescimento dell'individuo e dell'umanità è previsto come
conseguenza di questa crescita.La scelta, molto serenamente, è
questa. Per cosa voteremo? Perché l'espressione dei talenti dei
nostri figli siano al centro dell'economia o perché tale espressione
ne sia un virtuoso prodotto collaterale? A noi la scelta, non la
protesta.
Saturday, 8 February 2014
Monday, 3 February 2014
Lettera aperta a Matteo Renzi
Caro Matteo,
La mia lettera aperta
e' un modo di esprimere una possibile interpretazione dello scenario
politico, economico e sociale del nostro amato Paese. E' forse anche
un rilascio di informazioni competitive per chi come me, sostenitore
del movimento 5 stelle, dovrebbe invece lasciare chiunque altro a
macerare nelle convinzioni e nei modi operativi che sanciranno la
vostra marginalizzazione, forse non alle prossime elezioni e forse
non per una decade...ma forse anche si.
Sai, la mentalita' del
pentastellato (parlamentare o cittadino non fa differenza) non ha
diritti d'autore, invitiamo tutti a copiare. Chi riesce a fare
meglio, ha diritto a portare avanti il modo nuovo di concepire una
comunita' che scaturisce non dalle nostre posizioni, ma dal nostro
approccio (ancora limitato) di coinvolgimento dei sentimenti di chi
in questo Paese si sbatte ogni giorno per essere degno ed orgoglioso
di farne parte. Un modo nuovo di concepire una comunita',
esattamente quello che manca completamente alle tue idee, alle tue
politiche ed alle tue proposte. Almeno a me non traspare granche' a
parte l'idea piu' volte espressa (ed abbastanza vecchia) di essere il
Tony Blair d'Italia. Io ti faccio notare che Tony Blair e' stato
eletto nel 97, quasi vent'anni fa, (era ancora viva la principessa
Diana) quando la competizione globale era agli albori, internet era
appena giunto sulle scrivanie di pochi appassionati di informatica e
negli studi dei professori universitari. Oggi e' un'altra storia e
l'unica cosa di Blair che puoi realizzare e' il suo stile di
leadership, anche quello ormai stantio ma sicuramente con qualche
attrattiva per quella parte d'Italia che e' come ben noto legata
all'idea del leader forte, il salvatore della patria. Diciamo che si
tratta di un bacino elettorale a lunga conservazione che esiste da
diversi decenni e la cui data di scadenza si avvicina sia per
caratteristiche demografiche che per collocazione sociale.
Vedi, a me elettore
pentastellato, per niente espressione di un voto di protesta, diventa
tutto chiaro quando vedo che in realta' tu vuoi giocare una partita
che abbiamo gia' perso. Visto che ti piacciono le analogie
calcistiche, te ne faccio una: la competizione globale non e' come il
campionato di serie A che ogni anno riparte con tutte le squadre a
zero punti. La competizione globale e' un campionato finito in cui
chi ha preso le prime 3 o 4 posizioni della classifica gode
continuamente di Scudetto, accesso alla Champions ed Europa league.
Ovviamente questo e' parte di una competizione ben piu' ampia che
(recente statistica di Oxfam) lascia ad 85 persone (si, ho detto 85)
la stessa ricchezza delle 3.5 miliardi di persone (meta' pianeta)
piu' povere della terra. A te questo gioco alla competizione piace e
la collaborazione va bene solo con quelli come Berlusconi se ci
consente come paese di combattere in questa finta gara dove i
vincitori sono sempre gli stessi e lo sono in virtu' dei miliardi di
persone che trasportano il vostro peso pensando veramente di avere
un'opportunita'.
Matteo tu credi nella
finanza a cui hai affidato anche i soldi del comune di Firenze, tu
vuoi giocartela in questo sistema. Un sistema che ci ha impoveriti e
nel quale vuoi farci tornare ad essere arricchiti (o impoverenti)
tornando in maniera soft a derubare tirannicamente altri paesi delle
loro ricchezze...non che abbiamo mai smesso. Certo, come i tuoi
predecessori, tu non andrai a prendere il petrolio dagli stati
africani o arabi se non sotto l'egida delle nazioni unite e dietro la
guida di paesi piu' forti. Ma ti gongoli nell'idea che se rilanciamo
il consumo l'economia crescera' e' potremo competere per tornare nel
club dei forti. Matteo, apri bene le orecchie, cio' che consumiamo
non sono prodotti ma vite umane infinitamente degne come la tua e la
mia. Quelle dei minatori sottopagati che estraggono i materiali per i
nostri smart-phone, quella dei bambini uccisi dai raid aerei per
prendersi energia sotto forma di petrolio. Quella dei taiwanesi o dei
polacchi che saranno sempre disposti a farsi pagare meno del piu'
povero degli operai italiani. Ed un po' alla volta, state
raggiungendo noi, gli italiani. Perche' tu credi nell'importanza di
attrarre investimenti esteri fatti con soldi presi a prestito dai
mercati finanziari per comprare le nostre aziende se non i nostri
gioelli naturali ed artistici. Perche' non capisci che essere aperti
al mondo e' una cosa diversa che essere aperti alla finanza globale
che non e' chiaramente un incentivo per l'unita' dei popoli. Questo
e' stato il trucco: confonderci le idee tra un mondo globale di
uomini e donne che vivono in pace in una comunita' interconnessa con
quella dell'unita' globale e senza confini del danaro e del profitto
(che per motivi dinamici confluisce sempre nelle mani di pochi). Tu
questo non l'hai capito o piu' probabilmente non ci vedi niente di
male.
Vedi Matteo, nei suoi
enormi limiti la tua ascesa al potere del PD ha degli aspetti
positivi come ad esempio la messa in secondo piano di una classe
dirigente ormai stantia e non in grado di interpretare un paese nel
21 secolo. Tu invece puoi interpretarlo, in maniera sbagliata a mio
avviso ma con una mentalita' piu' moderna. Non vorrei pero' che
pensassi di aver fatto tutto da solo perche' sto per rivelarti chi ha
consentito che tu diventassi segretario del PD. Tieniti forte che sto per rivelartelo: e' il
movimento 5 stelle.
Se non fosse chiaro ti
spiego: senza movimento 5 stelle, Bersani avrebbe vinto le elezioni e
tu saresti stato dimenticato come il rottamatore fallito. Gia',
perche' i rottamatori dei tuoi gerarchi, siamo noi elettori
pentastellati che hanno reso impossibile al tuo partito fare delle
primarie in cui si presentassero Fassina o qualcuno del vecchio
gruppo dirigente. Magari avresti vinto lo stesso ma non col
plebiscito che ti hanno consentito Cuperlo ed il da te marginalizzato
Civati che era l'unico che si potesse guardare. Non con quel
plebiscito che ora ti consente di fare il capetto all'italiana con
tanto di cheerleaders e pon pon girls, imitazione soft del nostro
caro ex-premier Berlusconi. E' quel plebiscito reso possibile dagli
elettori pentastellati che hanno aperto gli occhi agli italiani e
senza dei quali la necessita' di ricambio generazionale nel PD
sarebbe stata posposta finquando tu saresti diventato
sufficientemente vecchio da essere accettabile.
Il movimento 5 stelle,
con i limiti inevitabili di un gruppo di cittadini che si sono
sentiti costretti ad entrare nelle istituzioni, promuove una visione
diversa. Capisce come entita' collettiva (non sono idee di Grillo e
Casaleggio da soli) che per non giocarci il nostro futuro dobbiamo
ripensare l'energia comprendendo che un barile risparmiato vale tanto
quanto uno usato. Che il prossimo boom dell'edilizia deve andare ove
possibile in direzione della conversione energetica a basso consumo e
non nella costruzione di palazzine. Che tra solare, eolico e tidale
(o mareomotrice), l'Italia puo' raggiungere una copertura
significativa del proprio fabbisogno energetico (in UK dove consumano
molto piu' di noi, hanno raggiunto il 10% in una decade e
raggiungeranno il 20% entro il 2020...non che io voglia che l'Italia
diventi come UK). Che attraverso il riciclaggio dei materiali e la
raccolta differenziata totale, possiamo risolvere il problema dei
rifiuti. Che possiamo immaginare una vita dove ci sia piu' tempo da
dedicare alle persone che amiamo, alle comunita' di cui facciamo
parte, alla coltivazione dei nostri talenti naturali e zero tempo per
preoccuparci di pagare l'affitto e le bollette. Zero tempo per dover
scegliere studi e carriera che ci consentano di trovare un lavoro
redditizio o prestigioso secondo aspettative a noi esterne ed anche se non dovesse allinearsi con le
nostre vere pulsioni, ambizioni e talenti (invece di orientarci
alla vera realizzazione del nostro enorme potenziale umano). Zero
tempo per dover capire quale sia il modo migliore di investire questo
numero fittizio che si chiama danaro e che fu introdotto per
liberarci dal baratto, non per distruggere vite umane ed intere
nazioni.
Vedi Matteo, la
competizione e' un meccanismo irrinunciabile per migliorarsi ma che
non ha bisogno di diventare uno strumento per schiacciare gli altri.
Nell'evoluzione, la collaborazione e' un meccanismo altrettanto
importante purche' non la si confonda con l'inciucio. E visto che il mondo e' globale, non basta guardare al
benessere del tuo gruppetto o dell'Italia ma a quello di un pianeta
il quale se non lo facciamo noi, sara' lui a mandare a quel paese
(per non usare il termine piu' appropriato) quelli come te che senza
scrupoli sono pronti a portarsi indietro tutto il resto. Mentre il
mondo si appresta ad uscire l'era del petrolio, possiamo tutti dare
un contributo a decidere come sara' la nostra vita senza dover essere
avanti o dietro a qualcun'altro se non per l'impegno di affinare i
nostri talenti. Il tuo limite e' che vuoi seguire il vetusto esempio
delle economie che hanno gia vinto nell'era del petrolio, che vuoi
dimostrare a qualcuno che puoi vincere una gara alla quale non partecipera' nessuno. E non capisci che gli altri
(fuori dall'euro) si stanno gia' muovendo altrove. E quindi uscimmo a
riveder le (5) stelle...
Monday, 30 December 2013
Urca...c'è un topo tra il metodo stamina e Caterina
Che differenza ci sarà tra un topo geneticamente modificato e te? Come mai siamo in grado di curare i topi da laboratorio da quasi tutti i tumori e gli esseri umani quasi da nessuno? Perché quello che funziona su un organismo con oltre il 99% del nostro DNA ed ugualmente dotato di un sistema circolatorio, respiratorio, nervoso, muscolo-scheletrico etc è così drammaticamente inutile su di noi? Le differenze fisiologiche sono troppo piccole per spiegare questo divario e non riesco a fare a meno di pensare che c'è un'altra cosa che differenzia in maniera troppo palese il topo modificato da te. È il fatto che il malcapitato sorcio non sa di essere geneticamente modificato, del fatto che gli è stato impiantato un tumore e che gli somministreranno qualcosa di tossico per vedere come reagirà alle dosi e se il tumore si fermerà o si ridurrà o se addirittura scomparirà. Il topo non sa che la malattia che gli è stata impiantata è attualmente incurabile e che in ogni caso morirà o per il tumore o a causa del farmaco o per essere sezionato nell'accedere alla malattia dopo il trattamento. Il meno malcapitato uomo o donna invece sa, eccome! In altre parole è forse la coscienza a fare la grande differenza tra un topo e te laddove la scienza ufficiale non riesce a dare risposte da oltre 50 anni? La coscienza fu eliminata dall'ambito d'azione della scienza quando Cartesio si mise d'accordo col Papa lasciandogli appunto le coscienze per dedicarsi alla materia. La traduzione di tutto ciò in ambito medico scientifico moderno è l'utilizzo inopportuno della sperimentazione sugli animali ed un'altra cosa che in inglese si chiama "randomised, double blind trial". Ovvero la sperimentazione su esseri umani che si preoccupa in maniera specifica ed ossessiva del problema di eliminare il cosiddetto effetto placebo ovvero la nostra capacità di modificare la fisiologia con l'alterazione dello stato di coscienza attraverso la suggestione. Ma, scusatemi, non sarebbe straordinario manipolare lo stato di coscienza anche nell'ambito del trattamento chimico per capire fino a che punto siamo in grado di invertire meccanismi viziosi per la nostra salute? Insomma, quand'e' che faremo qualcosa di veramente innovativo? Io non lo so ma ad intuito questa mi sembra una grossa pecca della scienza moderna che si ostina a trattare con linearità newtoniana qualcosa di così complesso come l'uomo. Come se io e te fossimo ok, non proprio una palla di biliardo, ma magari un biliardo o nella migliore delle ipotesi un organo complesso da aggiustare senza pensare, se non a posteriori, all'unità del nostro essere. La specializzazione, il metodo analitico di suddividere un problema nelle sue componenti individuali e poi trattarle per sommare alla fine il tutto, non può funzionare. Non funziona per trovare la soluzione generale del semplice problema di tre gravi e dunque non può funzionare per niente di più complicato. D'altro canto "analitico" ha la stessa etimo di "anale" e dunque il metodo analitico consiste nel passare figurativamente il tutto per il buco del culo. Ciò che ne esce è notoriamente poco nobile. D'altra parte a suddividere nelle sue parti individuali qualcosa di vivente, si finisce sempre per ucciderlo no?
Ecco, diciamo che siamo francamente incazzati! Dopo aver perso nonni, padri, madri, zii, amici e parenti, trovarci per l'ennesima volta davanti ad un professorone con 40 anni d'esperienza che si prende 400 euro per dirti che può dare a te o a un tuo caro tante sofferenze con poche possibilità di miglioramento, sarebbe francamente davvero seccante. I medici lavorano spesso bene a livello clinico ma la ricerca, permettetemi di dirlo, fa veramente...posso dire: cagare? Ecco, perdonatemi il francesismo ma la ricerca è ormai nelle mani di investitori privati (case farmaceutiche) che ragionano col cashflow e coi profitti. È talmente costosa da lasciar fuori tutto ciò che non sia brevettabile ed è odiosamente redditizia insieme alle produzioni e somministrazioni di massa di farmaci e trattamenti che per chiunque abbia una malattia minimamente avanzata non servono quasi sempre ad un tubo. Per quanto tempo vogliamo continuare a finanziare un sistema autoreferenziale che arricchisce grandi corporazioni e medici senza mai colpa che ha così consistentemente fallito nel suo intento per gli ultimi 50 anni? Dobbiamo davvero essere noi a cominciare a rifiutare le vostre cure inutili mentre ascoltiamo dibattiti strumentali tra metodo stamina e Caterina? Quand'e' che la comunità scientifica avvierà un dibattito serio su alcuni paradigmi di una scienza dell'evidenza in un universo visibile al 15% fatto di energia e permeato da un campo scalare che determina la massa di particelle subatomiche definite da funzioni di probabilità? Ha dunque veramente sempre così tanto senso un bisturi o un topo modificato? Meditate medici, aprite la mente: il vostro più grande limite è già quello di avere una laurea in medicina...con specializzazione. Parlate con fisici, ingegneri, artisti, politologi ed economisti. Fatevi un viaggio in India, una sauna, un clistere, non so cos'altro...ma svegliatevi da questo facile sonno. È ormai ora!
Monday, 9 December 2013
Non basta cambiare le persone. Bisogna che le persone cambino...
Se si potesse in un
attimo rendere evidente a tutti gli italiani la verita' che:
- pagare anche il 10% del debito pubblico e' impossibile senza ridurre il paese in poverta';
- abbassare la spesa pubblica e' impossibile senza abbassare il PIL (dunque aumentando rapporto debito/PIL);
- il sistema sul quale si basa l'economia globale e' al collasso a meno di un collasso demografico che gli vada in soccorso (guerre, grandi epidemie, grandi catastrofi);
- l'ambiente e' pronto a ribellarsi contro di noi (vedi punto precedente);
- l'energia del futuro e' l'informazione che sostituisce il petrolio;
- un barile di petrolio risparmiato vale quanto uno comprato;
- tra risparmio energetico, conversione ad industrie a consumo energetico medio basso e sfruttamento di solare, eolico, geotermico, maree e' possibile rendere l'Italia energeticamente quasi autosufficiente...
ci accorgeremmo all'improvviso che legge elettorale, struttura delle istituzioni, giustizia, decadenza, conflitto d'interessi eccetera, sono solo pretesti per occuparsi ad infinitum di temi che scaldano gli egoismi ma risolvono ben poco lasciando fuori chi non fa comodo.
Ci
sono infinite architetture possibili perche' un palazzo si tenga in
piedi e non sara' l'architettura delle istituzioni a renderci meno
corruttibili, piu' produttivi, piu' credibili, piu' meritocratici o piu' felici.
Importano le persone, non solo nel governo o nelle posizioni di
dirigenza ma per la strada e nelle famiglie.
Non
basta cambiare le persone ma bisogna che le persone cambino.
Indipendentemente dalla generazione a cui appartengono e dai vecchi
interessi che a qualunque eta' rappresentano. Anche gli interessi
delle nuove generazioni esistono da sempre ed una volta appartenevano
ai nostri bisnonni.
Bisogna
che le persone cambino e vedano il fatto che non esiste nessuna
ricetta valida per il futuro che non provenga da un buon rapporto con
il presente. Che non c'e' nessuna ricetta valida che derivi dalla
necessita' di preservare il proprio futuro perche' il futuro on esiste se non nella nostra mente e preservare il
proprio futuro e' una forma di paura che e' in ultima analisi paura della morte.
Come
scrive Ivan Tresoldi, “il futuro non e' piu' quello di una volta”
ed oggi dobbiamo imparare a vivere senza riporre nel futuro la
speranza di una condizione migliore.
Perche'
la pace o la felicita' non sta da nessuna parte nel futuro, dobbiamo scovarla ora dentro di noi. Qualora ci riuscissimo, non perderemmo tempo
dietro alla politica o alle carriere e ci dedicheremmo ad amare la
nostra donna o il nostro uomo, i nostri figli, la nostra comunita',
il nostro lavoro e le meraviglie del nostro pianeta.
Se tutti facessimo questo non ci sarebbe sopruso, poverta', discoccupazione, solitudine, angoscia, disperazione. Se tutti facessimo questo, sarebbe tutto troppo noioso per coloro che vedono il cambiamento in battaglie e conquiste che inevitabilmente, con le migliori intenzioni, creeranno perdenti e diseredati pronti a nuove battaglie ed a nuove conquiste.
La nostra felicita' non sta da nessuna parte nel futuro ma e' come quella che si riceve guardando un bel tramonto: ti riempie il cuore ma l'evento non e' di per se "interessante" e per il futuro non assicura niente di cattivo ma neanche di buono. Eppure e' cosi': se si abbandona la paura del futuro, come davanti ad un tramonto, ce n'e' per tutti...
Friday, 15 November 2013
Un Sindaco nuovo...
Disse il bravo giornalista: “Ed ora la parola al
nostro Sindaco”. Lui, un giovanotto rispetto ai precedenti
protagonisti della sala consiliare accetta quel dono. Accetta il
dono della parola e dell'attenzione dei cittadini non senza
imbarazzo. Quasi a volersi scusare per la pazienza di chi ascolta e
facendosi carico della responsabilita' di dire qualcosa di valido.
Un'ora prima, all'inizio dell'evento di presentazione di un libro, lo
stesso giornalista aveva annunciato al suo ingresso: “Entra il
Sindaco” e lui con gli occhi bassi sente l'inutilita' di tanta
pompa, e' lo stesso imbarazzo che si palpa e che e' talmente sano da
far sembrare tutti gli altri dei matti incalliti.
Il Sindaco accoglie l'invito come fosse un neonato e comincia a raccontare quello che ha trovato nel libro. Ci tiene a precisare, quasi scusandosi, che non ha finito ancora di leggerlo. E' un libro sull'amore materno per un figlio. Un amore negato dalle circostanze, una negazione con la quale il protagonista riesce a far pace solo in eta' adulta, con la ragione. Ed il Sindaco racconta di come in quel libro, lui ci abbia trovato qualcosa di diverso dall'amore negato. Lui ci trova, all'opposto, l'amore eterno. Quello che una volta ricevuto non t'abbandona mai e che diventa l'unico strumento che consente al protagonista della storia di diventare uomo davanti alle avversita' del suo percorso.
E poi succede una cosa. Il Sindaco si emoziona, quasi piange perche' toccato dalla storia anche grazie all'interpretazione teatrale di alcune pagine. Addirittura penso che l'autore si sia ispirato alla storia del Sindaco per scrivere il libro. Ma non e' cosi. Scopro che il Sindaco spesso si emoziona, che e' un uomo dall'empatia cosi' prorompente da venire a galla anche di fronte a personaggi fittizi. A dimostrare che niente e mai fittizio quando sgorga dalla creativita' umana.
Castellammare di Stabia, terra di camorra, corruzione, malaffare, indolenza e inefficienza ha un Sindaco in grado di piangere ed io ho visto in questo una forza straordinaria. E come se il percorso del libro si fosse invertito: dal protagonista che da bambino diventa uomo in grado di razionalizzare il suo dolore, troviamo un Sindaco che sa attingere da cio' che resta in lui del bambino e che riempie di emozione un ragionamento. E se fosse proprio questo cio' di cui abbiamo bisogno? Se non e' mai cambiato abbastanza in questa citta' in mano a piu' duri sindaci capipopolo, non e' possibile che un Sindaco “bambino” sia una risposta migliore?
Sono quasi 20 anni che ritorno ma questa volta qualcosa e' cambiato. Castellammare di Stabia, terra senza speranza, ha un capo che sa piangere. Che non parla solo per emozionare la pancia degli elettori ma per emozionarsi. Perche' per cambiare il mondo, dobbiamo copiare la forza dei bambini. Ed i bambini, si sa, sanno piangere...
Il Sindaco accoglie l'invito come fosse un neonato e comincia a raccontare quello che ha trovato nel libro. Ci tiene a precisare, quasi scusandosi, che non ha finito ancora di leggerlo. E' un libro sull'amore materno per un figlio. Un amore negato dalle circostanze, una negazione con la quale il protagonista riesce a far pace solo in eta' adulta, con la ragione. Ed il Sindaco racconta di come in quel libro, lui ci abbia trovato qualcosa di diverso dall'amore negato. Lui ci trova, all'opposto, l'amore eterno. Quello che una volta ricevuto non t'abbandona mai e che diventa l'unico strumento che consente al protagonista della storia di diventare uomo davanti alle avversita' del suo percorso.
E poi succede una cosa. Il Sindaco si emoziona, quasi piange perche' toccato dalla storia anche grazie all'interpretazione teatrale di alcune pagine. Addirittura penso che l'autore si sia ispirato alla storia del Sindaco per scrivere il libro. Ma non e' cosi. Scopro che il Sindaco spesso si emoziona, che e' un uomo dall'empatia cosi' prorompente da venire a galla anche di fronte a personaggi fittizi. A dimostrare che niente e mai fittizio quando sgorga dalla creativita' umana.
Castellammare di Stabia, terra di camorra, corruzione, malaffare, indolenza e inefficienza ha un Sindaco in grado di piangere ed io ho visto in questo una forza straordinaria. E come se il percorso del libro si fosse invertito: dal protagonista che da bambino diventa uomo in grado di razionalizzare il suo dolore, troviamo un Sindaco che sa attingere da cio' che resta in lui del bambino e che riempie di emozione un ragionamento. E se fosse proprio questo cio' di cui abbiamo bisogno? Se non e' mai cambiato abbastanza in questa citta' in mano a piu' duri sindaci capipopolo, non e' possibile che un Sindaco “bambino” sia una risposta migliore?
Sono quasi 20 anni che ritorno ma questa volta qualcosa e' cambiato. Castellammare di Stabia, terra senza speranza, ha un capo che sa piangere. Che non parla solo per emozionare la pancia degli elettori ma per emozionarsi. Perche' per cambiare il mondo, dobbiamo copiare la forza dei bambini. Ed i bambini, si sa, sanno piangere...
Wednesday, 25 September 2013
La morte termodinamica della politica...
Cos'è successo alla politica? Abbiamo una classe dirigente corrotta? Meccanismi inefficaci di selezione dei politici? Sono solo espressione del paese? È colpa della burocrazia? Una costituzione vecchia?
Dai suoi albori, in democrazia si sono avvicendati "progressisti" e "conservatori". I primi a spingere verso una società più integrata e gli altri a contenere questo istinto da pericolosi eccessi. Mi sembrano atteggiamenti ambedue tenibili...ma si sa che i progressisti di oggi sono i conservatori di domani, i guardiani di quel che è stato ottenuto contro chi vuglia andare addirittura oltre.
Questo ruolo di bilanciamento reciproco è salutare ma a sentire Obama parlare di guerre ed il futuro leader del PD di un partito "cool", ci sembra che si sia davvero appiattito tutto. Ci sembra che PD e PDL (ora Forza Italia) siano due attori che prendono a turno il ruolo di protagonista e di spalla nella tragedia, spesso comica dell'ormai simbolico dibattito pubblico italiano. Ad ascoltare invece Papa Francesco, si sente parlare dei mali del denaro, dell'apertura a un gay che cerca Dio, della necessità di rendere ai paesi sottosviluppati l'uso delle loro risorse per sollevarsi dalla loro povertà. No, non dico che sia un leader progressista, non potrebbe rientrare nel cerchio ormai puntiforme della politica.
È solo che la politica è diventata insufficiente ad alimentare l'evoluzione umana. A furia di girare la manovella, la differenza di potenziale tra destra e sinistra si è azzerata e questo può essere un bene se sappiamo riconoscerlo. Se sappiamo abbracciare la verità che il prossimo passo per l'umanità ha i connotati del risveglio spirituale piuttosto che la battaglia per un insieme di valori. Ed ogni religione può esserne veicolo inclusa la scienza e l'ateismo (ambedue strutture altamente dogmatiche) ma attraverso la loro demistificazione e la possibilità di dimenticare tutto ciò che abbiamo imparato. Perché cio' che abbiamo imparato fin qui', ha fatto il suo corso.
Non è nichilismo, non è un invito ad una societa' subculturale. È pienezza della vita e conoscenza, è amore di te stesso per poter amare il prossimo nell'unica maniera che abbia un senso. Senza la sovrastruttura del profitto e la logica dell'interesse. Senza l'ethos della competizione che non sia quella con se stessi a migliorarci nella nostra unicità.
E la politica? La politica non servirebbe più, basterebbe l'amministrazione. L'implementazione di ciò che il popolo desidera. Non gli abili oratori in grado di spiegare alla gente che cosa stanno cercando di fare. Ma abili esecutori di quel poco di cui, di volta in volta, la gente ha bisogno per se è per il futuro dei nostri figli.
Dai suoi albori, in democrazia si sono avvicendati "progressisti" e "conservatori". I primi a spingere verso una società più integrata e gli altri a contenere questo istinto da pericolosi eccessi. Mi sembrano atteggiamenti ambedue tenibili...ma si sa che i progressisti di oggi sono i conservatori di domani, i guardiani di quel che è stato ottenuto contro chi vuglia andare addirittura oltre.
Questo ruolo di bilanciamento reciproco è salutare ma a sentire Obama parlare di guerre ed il futuro leader del PD di un partito "cool", ci sembra che si sia davvero appiattito tutto. Ci sembra che PD e PDL (ora Forza Italia) siano due attori che prendono a turno il ruolo di protagonista e di spalla nella tragedia, spesso comica dell'ormai simbolico dibattito pubblico italiano. Ad ascoltare invece Papa Francesco, si sente parlare dei mali del denaro, dell'apertura a un gay che cerca Dio, della necessità di rendere ai paesi sottosviluppati l'uso delle loro risorse per sollevarsi dalla loro povertà. No, non dico che sia un leader progressista, non potrebbe rientrare nel cerchio ormai puntiforme della politica.
È solo che la politica è diventata insufficiente ad alimentare l'evoluzione umana. A furia di girare la manovella, la differenza di potenziale tra destra e sinistra si è azzerata e questo può essere un bene se sappiamo riconoscerlo. Se sappiamo abbracciare la verità che il prossimo passo per l'umanità ha i connotati del risveglio spirituale piuttosto che la battaglia per un insieme di valori. Ed ogni religione può esserne veicolo inclusa la scienza e l'ateismo (ambedue strutture altamente dogmatiche) ma attraverso la loro demistificazione e la possibilità di dimenticare tutto ciò che abbiamo imparato. Perché cio' che abbiamo imparato fin qui', ha fatto il suo corso.
Non è nichilismo, non è un invito ad una societa' subculturale. È pienezza della vita e conoscenza, è amore di te stesso per poter amare il prossimo nell'unica maniera che abbia un senso. Senza la sovrastruttura del profitto e la logica dell'interesse. Senza l'ethos della competizione che non sia quella con se stessi a migliorarci nella nostra unicità.
E la politica? La politica non servirebbe più, basterebbe l'amministrazione. L'implementazione di ciò che il popolo desidera. Non gli abili oratori in grado di spiegare alla gente che cosa stanno cercando di fare. Ma abili esecutori di quel poco di cui, di volta in volta, la gente ha bisogno per se è per il futuro dei nostri figli.
Monday, 10 June 2013
Asciugare la biancheria a secchiate d'acqua - Lettera aperta ai conduttori di talk-show politici
Gentili giornalisti/conduttori di talk-show politici,
La domanda nasce spontanea: cosa aspettate a raccontare durante i vostri seguitissimi programmi quale sia il vero problema? Smetterete di far finta che sia troppo complicato da spiegare o di aver paura che la gente s’impressioni a sentirlo?
L’unico valido tentativo di dirla questa verita’ va riconosciuto a Gianluigi Paragone che in l’ultimaparola (sempre relegata alle ore piccole) ha cercato di spiegarlo ma forse con risonanza purtroppo limitata a chi l’ha gia’ capito.
Gli altri li ho sentiti pronunciare a piu’ tornate il seguente proposito: “questo punto e’ importante, vorrei dedicare una intera puntata a questo”...ma la puntata non si e’ mai vista e con l’effetto di deviare ogni volta chi magari cercava di parlarne.
Il punto della situazione economica italiana, europea e globale e’ semplice: tutto il sistema economico si e’ tramutato in un parodosso o truffa conclamata dal momento in cui la produzione annua di petrolio e’ scesa al di sotto del consumo annuo. Sia per diminuzione delle risorse che per aumento globale dei consumi.
La conseguenza e’ che il sistema economico espansivo che si alimenta di debito ha smesso di funzionare. I passi da spiegare sono semplici:
1. Se una banca centrale e’ l’unica ad emettere moneta sotto forma di debito degli stati, ne consegue che tutto il danaro e’ debito e che senza debito non ci sarebbe danaro in circolazione. Dunque non c’e’ alcuna possibilita’ tecnica che i debiti si saldino se vogliamo continuare ad avere un sistema monetario disegnato cosi’.
2. La situazione e’ peggiore di quanto descritto al punto 1. in quanto questi debiti sono gravati da interesse che e’ una quantita’ di danaro mai immessa nel sistema economico reale e dunque impossibili da pagare.
3. La situazione e’ peggiore di quanto descritto in 1. e 2. in quanto persino le banche private inventano danaro che non e’ mai stato partorito attraverso il concetto di leverage. Per fare i numeri facili, una banca che ha 10 puo’ prestare 100 e dunque per ogni 100 euro di mutuo la banca in realta’ ne ha messi solo 10 e gli altri 90 li ha scritti al computer (letteralmente). Tu pero’ devi pagarli davvero guadagnandoteli con il lavoro (a meno che sei uno speculatore finanziario).
La conseguenza e’ che, per esempio, affinche’ l’Italia paghi tutti i suoi debiti, qualcuno da qualche parte deve indebitarsi di una quantita’ di danaro enormemente superiore perche’ il sistema si tenga in piedi.
Il giochetto dei punti di cui sopra era in passato sostenuto dall’espansione continua dell’economia che viene pertanto un po' invocata come unico sistema per salvare capra e cavoli. Ma e' come asciugare la biancheria a secchiate d'acqua: la crescita veniva da una scommessa ragionevole futura che la vera valuta del sistema, continuasse a sua volta a crescere. E qual’e’ questa valuta? Il greggio e’ il sangue nero di questa bestia un po’ moribonda che cerchiamo di salvare (in vano, ovviamente, con quello che non c'e').
Non e’ la fine del mondo, e’ solo la fine dell’era del petrolio e non possiamo perdere tempo dietro a chi l’ha cavalcata e vuole assicurarsi di poter fare ancora la parte del leone quando finalmente c’inventeremo qualcosa di diverso. Le soluzioni ci sono ma prima ancora, occorre intraprendere la strada della verita’ e voi giornalisti avete il dovere di raccontarla. Sarebbe un bel toccasana per farci smettere con le inutili beghe di leadership, leggine, bunga-bunga e scontrini.
La verita’ e’ quella che dovete raccontare e spero che con la pausa estiva, vi ritorni la voglia di farlo.
Cordialmente,
Giuseppe Conte
La domanda nasce spontanea: cosa aspettate a raccontare durante i vostri seguitissimi programmi quale sia il vero problema? Smetterete di far finta che sia troppo complicato da spiegare o di aver paura che la gente s’impressioni a sentirlo?
L’unico valido tentativo di dirla questa verita’ va riconosciuto a Gianluigi Paragone che in l’ultimaparola (sempre relegata alle ore piccole) ha cercato di spiegarlo ma forse con risonanza purtroppo limitata a chi l’ha gia’ capito.
Gli altri li ho sentiti pronunciare a piu’ tornate il seguente proposito: “questo punto e’ importante, vorrei dedicare una intera puntata a questo”...ma la puntata non si e’ mai vista e con l’effetto di deviare ogni volta chi magari cercava di parlarne.
Il punto della situazione economica italiana, europea e globale e’ semplice: tutto il sistema economico si e’ tramutato in un parodosso o truffa conclamata dal momento in cui la produzione annua di petrolio e’ scesa al di sotto del consumo annuo. Sia per diminuzione delle risorse che per aumento globale dei consumi.
La conseguenza e’ che il sistema economico espansivo che si alimenta di debito ha smesso di funzionare. I passi da spiegare sono semplici:
1. Se una banca centrale e’ l’unica ad emettere moneta sotto forma di debito degli stati, ne consegue che tutto il danaro e’ debito e che senza debito non ci sarebbe danaro in circolazione. Dunque non c’e’ alcuna possibilita’ tecnica che i debiti si saldino se vogliamo continuare ad avere un sistema monetario disegnato cosi’.
2. La situazione e’ peggiore di quanto descritto al punto 1. in quanto questi debiti sono gravati da interesse che e’ una quantita’ di danaro mai immessa nel sistema economico reale e dunque impossibili da pagare.
3. La situazione e’ peggiore di quanto descritto in 1. e 2. in quanto persino le banche private inventano danaro che non e’ mai stato partorito attraverso il concetto di leverage. Per fare i numeri facili, una banca che ha 10 puo’ prestare 100 e dunque per ogni 100 euro di mutuo la banca in realta’ ne ha messi solo 10 e gli altri 90 li ha scritti al computer (letteralmente). Tu pero’ devi pagarli davvero guadagnandoteli con il lavoro (a meno che sei uno speculatore finanziario).
La conseguenza e’ che, per esempio, affinche’ l’Italia paghi tutti i suoi debiti, qualcuno da qualche parte deve indebitarsi di una quantita’ di danaro enormemente superiore perche’ il sistema si tenga in piedi.
Il giochetto dei punti di cui sopra era in passato sostenuto dall’espansione continua dell’economia che viene pertanto un po' invocata come unico sistema per salvare capra e cavoli. Ma e' come asciugare la biancheria a secchiate d'acqua: la crescita veniva da una scommessa ragionevole futura che la vera valuta del sistema, continuasse a sua volta a crescere. E qual’e’ questa valuta? Il greggio e’ il sangue nero di questa bestia un po’ moribonda che cerchiamo di salvare (in vano, ovviamente, con quello che non c'e').
Non e’ la fine del mondo, e’ solo la fine dell’era del petrolio e non possiamo perdere tempo dietro a chi l’ha cavalcata e vuole assicurarsi di poter fare ancora la parte del leone quando finalmente c’inventeremo qualcosa di diverso. Le soluzioni ci sono ma prima ancora, occorre intraprendere la strada della verita’ e voi giornalisti avete il dovere di raccontarla. Sarebbe un bel toccasana per farci smettere con le inutili beghe di leadership, leggine, bunga-bunga e scontrini.
La verita’ e’ quella che dovete raccontare e spero che con la pausa estiva, vi ritorni la voglia di farlo.
Cordialmente,
Giuseppe Conte
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