Uomo: “donna, mi dispiace tu debba vedere questa morte violenta”
Donna: “lo so”
Uomo: “allora cosa vuoi”
Donna: “voglio solo confortare la tua vittima ma prima volevo dirti che ti voglio bene per la tua umanità che neppure il tuo atto barbarico e' riuscito a sbiadire”
Questo dialogo immaginario tra un assassino nelle strade di Londra ed una donna, si potrebbe ripetere, che so, pensando ad un soldato serbo ed una donna bosniaca oppure a un soldato alleato ed una donna irachena dopo un'incursione aerea che ha sterminato il suo villaggio.
Lo so, mi direte che è un dialogo ridicolo, senza senso ne possibilità. Eppure dobbiamo farci delle domande, perché è inutile far finta di niente o all'opposto mettersi contro con tutte le nostre forze, militari e non.
Gli assassini di Woolwich hanno agito in nome del loro Dio, quello della religione musulmana e chiunque viva nel Regno Unito sa che i loro atti non hanno nulla a che vedere con la cultura islamica. Una comunita di persone laboriose e miti che costituiscono una parte importante del tessuto sociale di questo paese.
Gli eventi di Woolwich sono stati definiti un "game changer", un cambio di gioco. Non più azioni organizzate di celle co-ordinate magari anche alla lontana da un'architettura centrale. Sono terroristi fai da te, uno sicuramente cristiano di nascita e non di origine araba. Agiscono sulla base di un messaggio per metà religioso e per metà politico ma sono nati tra noi, certamente più britannici di me che ci vivo da un po' e tanto britannici quanto chiunque sia nato su queste isole. E terrorismo "virale" che si diffonde attraverso la capillarità dei social network che ancora una volta hanno fornito con velocità spaventosa ed accuratezza più che accettabile la cronaca dei sanguinosi fatti.
E' difficile intravedere la soluzione da dentro. Com'è difficile per un pesce capire l'acqua. Eppure ogni tanto una bollicina parte, magari da qualche carcassa in putrefazione sul fondo e ci lascia perplessi mentre l'esperienza che di cio' che ci avvolge cambia.
È vero, la consapevolezza di ciò che accade sul pianeta cresce e purtroppo c'è chi decide di usarla per prendere la strada della barbarie. Dunque, cercheremo di limitare la libera circolazione di informazioni in rete? Sarebbe un'occasione persa. Perché la crescita di consapevolezza delle nostre coscienze e' il seme di un antiterrorismo antitetico a quello di woolwich, fatto da persone che agiscono secondo coscienza, senza bisogno di violenza. Quello delle donne che mercoledì scorso hanno fatto qualcosa che si avvicina a quel dialogo immaginario. Senza avere paura di confortare un giovane ragazzo dilaniato dalla violenza, guardarlo negli occhi mentre si spegne e raccogliere gli ultimi sprazzi della sua grandezza umana. Andando a parlare con uno dei carnefici, dandogli attenzione, trovando un altro essere umano che dietro l'intossicazione di un ego malato, conserva la stessa sostanza vitale di quella vittima.
La terza donna e' quella che ha sparato. Mi piace pensare che abbia sparato cercando di non uccidere ma prendendo un'azione risoluta rispetto ad una situazione così difficile e pericolosa. Perché abbiamo passato mezzo secolo ad incoraggiare le donne a diventare più uguali agli uomini quando forse saremmo noi uomini a doverci avvicinare un bel po' al loro modo di essere.
Esiste solo una cura: l'amore ed il rispetto per la vita umana che non può essere toccata in nome di un Dio personale, che si chiami Allah o petrolio, Brahman o denaro, Geova o scienza o "protezione del nostro modello di vita". Ogn'uno di noi può prendere questa decisione dentro di se' sia quando tutto va bene che di fronte alle avversità. La pace nel mondo non sarà raggiunta per gli atti eroici e risolutivi di una parte (il sedicente bene) contro un'altra (il presunto male). La pace nel mondo sarà una pace virale, una proprietà emergente del pianeta, un salto evolutivo delle nostre coscienze. L’aveva detto Ghandi "Siate il cambiamento che volete vedere nel mondo"
Friday, 24 May 2013
Tuesday, 21 May 2013
Il lavoro? Non e' la ricetta...e' la pietanza!
“L’Italia e’ una Repubblica fondata sul lavoro” – Pensando a questa celebre ouverture della nostra costituzione, mi sono posto una domanda...e se fosse una baggianata? Vi prego, sospendete il giudizio, lo so che sembro un eretico a questo punto ma datemi una possibilita'.
La domanda sorge da questo mantra che ci viene propinato in tutte le salse del “bisogna creare nuovi posti di lavoro se vogliamo uscire dalla crisi”.
Io penso che quando i padri costituenti scrissero quel celebre incipit, avevano un’idea di lavoro come realizzazione esterna del potenziale umano celato all’interno di ciascuno di noi. Come possibilita’ per ogni donna ed uomo di questa bella e prosperosa nazione di mettere i propri talenti, qualunque essi siano, e la loro buona volonta’, al servizio del collettivo per prosperare ed esercitare il diritto alla felicita’ (e non solo alla sua ricerca come recitano gli americani).
Questi ideali si sono scontrati con quella che abbiamo l’ardore di chiamare “realta’” ed il fatto che servono piu’ ingegneri che cantanti da top 10 o piu’ spazzini che controllori di volo. Io penso che ci sia un grosso equivoco in questa interpretazione apparentemente plausibile secondo la quale si e’ creata attraverso la competizione, un mercato del lavoro non appena sono emerse le cosiddette "necessita’ dell’umanita’".
A volte ricordare la storia aiuta. Il curriculum scolastico americano diventato il faro del pianeta, fu scritto all’inizio del XX secolo da tre uomini coi seguenti cognomi: Rothschield, Morgan e Rockefeller. Due banchieri ed un petroliere. Come tutte le grandi figure di potere, sicuramente con luci ed ombre ma sicuramente protagonisti di un mondo diverso. Il petrolio era prospettiva di inimmaginabile progresso (come lo e’ stato per una piccola parte del mondo). La finanza poi era ancora un posto in cui un investitore incontrava uno pronto ad indebitarsi per un obiettivo. Il finanziere forniva una visione esperta del rischio ed una forma di affare che fosse ragionevole per le parti.
Dunque, tornando ai nostri tre uomini, essi non erano certamente guidati dall’afflato dei nostri padri costituenti ma per lo meno avevano motivi ragionevoli di pensare che istruire in un certo modo le generazioni future, avrebbe dato luogo ad enormi vantaggi per l’umanita’ (quella fortunata che sarebbe nata nella parte giusta del mondo).
Chi oggi invoca piu’ posti di lavoro e resta legato ai paradigmi vigenti e’ vittima di un grosso equivoco di cui sono consapevoli soprattutto coloro che hanno il minor interesse a risolverlo. L’equivoco risiede nel fatto che il nostro mondo del lavoro e’ il frutto di un sistema educativo che si fa ad una visione del mondo ormai decaduta nell’incombente crisi energetica e nel crollo progressivo del sitema monetario, di economia finanziaria e di economia reale. Equivoco aggravato da un’altra barbarie. Quella di considerare il genere umano come veicolo per la realizzazione di cio che serve ad un sistema elitario di interessi quale l’infrastruttura socio-politico-economica-culturale emersa nell’era del petrolio.. e raccontare che tutto cio’ serva all’umanita’.
“L’Italia e’ una repubblica fondata sul talento umano dei suoi cittadini” – come suona? Alcuni da destra dicono che il diritto al lavoro non esiste...io potrei anche discuterlo seriamente se ci decidiamo a riconoscere il diritto ad esprimere i propri talenti e le proprie passioni. Perche’ cio’ accada, dobbiamo insegnare ad i nostri bambini cose fondamentalmente diverse perche’ il mondo del lavoro sia in un futuro non troppo lontano, la creatura dei nostri talenti e non un mercato al servizio di pochi. Bisogna riprenderci il nostro destino ed avere il coraggio di mostrare la via.
Il lavoro rende liberi, dicevano ad Aushwitz. Il lavoro nobilita l’uomo, dice chi si riduce ad esso. Il lavoro ti realizza, dice chi vuole ridurti ad esso.
Io dico che il lavoro non e’ una ricetta, e’ la pietanza finita il cui sapore dipende dalla decisione o meno di essere noi stessi. Come individui, come famiglie, come comunita’, come citta’, come nazioni, come pianeta.
La domanda sorge da questo mantra che ci viene propinato in tutte le salse del “bisogna creare nuovi posti di lavoro se vogliamo uscire dalla crisi”.
Io penso che quando i padri costituenti scrissero quel celebre incipit, avevano un’idea di lavoro come realizzazione esterna del potenziale umano celato all’interno di ciascuno di noi. Come possibilita’ per ogni donna ed uomo di questa bella e prosperosa nazione di mettere i propri talenti, qualunque essi siano, e la loro buona volonta’, al servizio del collettivo per prosperare ed esercitare il diritto alla felicita’ (e non solo alla sua ricerca come recitano gli americani).
Questi ideali si sono scontrati con quella che abbiamo l’ardore di chiamare “realta’” ed il fatto che servono piu’ ingegneri che cantanti da top 10 o piu’ spazzini che controllori di volo. Io penso che ci sia un grosso equivoco in questa interpretazione apparentemente plausibile secondo la quale si e’ creata attraverso la competizione, un mercato del lavoro non appena sono emerse le cosiddette "necessita’ dell’umanita’".
A volte ricordare la storia aiuta. Il curriculum scolastico americano diventato il faro del pianeta, fu scritto all’inizio del XX secolo da tre uomini coi seguenti cognomi: Rothschield, Morgan e Rockefeller. Due banchieri ed un petroliere. Come tutte le grandi figure di potere, sicuramente con luci ed ombre ma sicuramente protagonisti di un mondo diverso. Il petrolio era prospettiva di inimmaginabile progresso (come lo e’ stato per una piccola parte del mondo). La finanza poi era ancora un posto in cui un investitore incontrava uno pronto ad indebitarsi per un obiettivo. Il finanziere forniva una visione esperta del rischio ed una forma di affare che fosse ragionevole per le parti.
Dunque, tornando ai nostri tre uomini, essi non erano certamente guidati dall’afflato dei nostri padri costituenti ma per lo meno avevano motivi ragionevoli di pensare che istruire in un certo modo le generazioni future, avrebbe dato luogo ad enormi vantaggi per l’umanita’ (quella fortunata che sarebbe nata nella parte giusta del mondo).
Chi oggi invoca piu’ posti di lavoro e resta legato ai paradigmi vigenti e’ vittima di un grosso equivoco di cui sono consapevoli soprattutto coloro che hanno il minor interesse a risolverlo. L’equivoco risiede nel fatto che il nostro mondo del lavoro e’ il frutto di un sistema educativo che si fa ad una visione del mondo ormai decaduta nell’incombente crisi energetica e nel crollo progressivo del sitema monetario, di economia finanziaria e di economia reale. Equivoco aggravato da un’altra barbarie. Quella di considerare il genere umano come veicolo per la realizzazione di cio che serve ad un sistema elitario di interessi quale l’infrastruttura socio-politico-economica-culturale emersa nell’era del petrolio.. e raccontare che tutto cio’ serva all’umanita’.
“L’Italia e’ una repubblica fondata sul talento umano dei suoi cittadini” – come suona? Alcuni da destra dicono che il diritto al lavoro non esiste...io potrei anche discuterlo seriamente se ci decidiamo a riconoscere il diritto ad esprimere i propri talenti e le proprie passioni. Perche’ cio’ accada, dobbiamo insegnare ad i nostri bambini cose fondamentalmente diverse perche’ il mondo del lavoro sia in un futuro non troppo lontano, la creatura dei nostri talenti e non un mercato al servizio di pochi. Bisogna riprenderci il nostro destino ed avere il coraggio di mostrare la via.
Il lavoro rende liberi, dicevano ad Aushwitz. Il lavoro nobilita l’uomo, dice chi si riduce ad esso. Il lavoro ti realizza, dice chi vuole ridurti ad esso.
Io dico che il lavoro non e’ una ricetta, e’ la pietanza finita il cui sapore dipende dalla decisione o meno di essere noi stessi. Come individui, come famiglie, come comunita’, come citta’, come nazioni, come pianeta.
Friday, 17 May 2013
Una crisi intenzionale, congiunturale e sistemica...quello che nessuno dice
La crisi italiana ha tre qualità che la rendono ostica, infernale ed irrisolvibile all'interno degli schemi di ragionamento dominanti. Questa crisi e':
1. Intenzionale
2. Congiunturale
3. Sistemica
- Intenzionale perché voluta. Nel senso che ce la siamo proprio voluta. Il capitalismo si sa, è competizione per il profitto economico e se accettiamo sospendendo il giudizio, che questo sia un incentivo valido a migliorare il benessere della società, allora dobbiamo ammettere di esserci dedicati davvero poco e male ad esso. La competizione si è invece raccolta sull'accumulo di consensi ed allora la spesa pubblica sale per mantenere consensi, l'evasione si tollera e si condona per mantenere consensi, i privilegi di caste e corporazioni si proteggono per mantenere consensi. E nel frattempo abbiamo perso la competizione globale in massimizzazione del profitto economico. L'abbiamo persa e se non c'è un altro torneo, l'abbiamo persa per sempre.
- Congiunturale perché si è manifestata con l'incontro tra l'incombente problema energetico, l'apertura alla competizione globale di India, Cina e Sud America, la stanchezza degli americani a fare guerre e la capacità dei mercati di speculare. Ah, e non dimentichiamo l'apparato troppo velleitario della moneta unica. Le congiunture accadono sempre, come le coincidenze dei treni (quelle anche meno) che allora non si sa’ perche’ le chiamino proprio coincidenze.
- Sistemica perché qualcuno doveva perdere...la caratteristica di sistemicita' di questa crisi e' quella che la rende irrisolvibile, in Italia nel breve ed altrove nel medio/breve termine. Il modello competitivo prevede che ci siano raggruppamenti che vincono ed altri che perdono con l'illusoria possibilità di passare da una parte all'altra. Dunque esistoni individui, famiglie, comunita’, citta, nazioni o continenti che vincono ed altri che perdono...altrimenti che competizione sarebbe? Se il sistema fosse a somma zero, sarebbe pure concepibile un alternanza nel fare la parte del leone ma la verità, che nessuno racconta, e' molto peggio. La verità e' che il danaro e' debito e solo debito e dunque senza individui, famiglie, comunità, città, regioni e nazioni in debito non ci sarebbe danaro. Questo debito e gravato da interessi che sono al netto di tutti i pagamenti, una quantità di danaro che non esiste neppure teoricamente. E peggio ancora c'è un altra fonte di danaro immaginario generato dal meccanismo del “leverage” e cioè quella regola piuttosto arbitraria per cui chi ha 1 può prestare 10 ma chi contrae 10 deve pagare 10 (più interessi). Questo significa che non è neppure teoricamente possibile che una nazione esca dalla sua situazione debitoria se non a costo di un debito smisuratamente maggiore da qualche altra parte del pianeta...è chi se lo prende questo debito quando l'economia finanziaria del pianeta e' pari a 9 volte il PIL della Terra? Come va coi piani di esplorare galassie sconosciute?
La soluzione non è concepibile nell'ambito degli equilibri attuali eppure continuano a parlare di crescita...investimenti...chimere. Come disse Abraham Maslow: "se il tuo unico strumento e' un martello, tutto comincia a sembrarti un chiodo". È così mi chiedo se l'unica arma e' la crescita, cos'è l'umanità...pasta per pizza? Eppure si sa che ciò che può solo crescere, uccide il sistema che lo ospita. E si sa pure che la vita non e' che un gesto egoistico e vanitoso dell'universo...sic transit gloria mundi.
1. Intenzionale
2. Congiunturale
3. Sistemica
- Intenzionale perché voluta. Nel senso che ce la siamo proprio voluta. Il capitalismo si sa, è competizione per il profitto economico e se accettiamo sospendendo il giudizio, che questo sia un incentivo valido a migliorare il benessere della società, allora dobbiamo ammettere di esserci dedicati davvero poco e male ad esso. La competizione si è invece raccolta sull'accumulo di consensi ed allora la spesa pubblica sale per mantenere consensi, l'evasione si tollera e si condona per mantenere consensi, i privilegi di caste e corporazioni si proteggono per mantenere consensi. E nel frattempo abbiamo perso la competizione globale in massimizzazione del profitto economico. L'abbiamo persa e se non c'è un altro torneo, l'abbiamo persa per sempre.
- Congiunturale perché si è manifestata con l'incontro tra l'incombente problema energetico, l'apertura alla competizione globale di India, Cina e Sud America, la stanchezza degli americani a fare guerre e la capacità dei mercati di speculare. Ah, e non dimentichiamo l'apparato troppo velleitario della moneta unica. Le congiunture accadono sempre, come le coincidenze dei treni (quelle anche meno) che allora non si sa’ perche’ le chiamino proprio coincidenze.
- Sistemica perché qualcuno doveva perdere...la caratteristica di sistemicita' di questa crisi e' quella che la rende irrisolvibile, in Italia nel breve ed altrove nel medio/breve termine. Il modello competitivo prevede che ci siano raggruppamenti che vincono ed altri che perdono con l'illusoria possibilità di passare da una parte all'altra. Dunque esistoni individui, famiglie, comunita’, citta, nazioni o continenti che vincono ed altri che perdono...altrimenti che competizione sarebbe? Se il sistema fosse a somma zero, sarebbe pure concepibile un alternanza nel fare la parte del leone ma la verità, che nessuno racconta, e' molto peggio. La verità e' che il danaro e' debito e solo debito e dunque senza individui, famiglie, comunità, città, regioni e nazioni in debito non ci sarebbe danaro. Questo debito e gravato da interessi che sono al netto di tutti i pagamenti, una quantità di danaro che non esiste neppure teoricamente. E peggio ancora c'è un altra fonte di danaro immaginario generato dal meccanismo del “leverage” e cioè quella regola piuttosto arbitraria per cui chi ha 1 può prestare 10 ma chi contrae 10 deve pagare 10 (più interessi). Questo significa che non è neppure teoricamente possibile che una nazione esca dalla sua situazione debitoria se non a costo di un debito smisuratamente maggiore da qualche altra parte del pianeta...è chi se lo prende questo debito quando l'economia finanziaria del pianeta e' pari a 9 volte il PIL della Terra? Come va coi piani di esplorare galassie sconosciute?
La soluzione non è concepibile nell'ambito degli equilibri attuali eppure continuano a parlare di crescita...investimenti...chimere. Come disse Abraham Maslow: "se il tuo unico strumento e' un martello, tutto comincia a sembrarti un chiodo". È così mi chiedo se l'unica arma e' la crescita, cos'è l'umanità...pasta per pizza? Eppure si sa che ciò che può solo crescere, uccide il sistema che lo ospita. E si sa pure che la vita non e' che un gesto egoistico e vanitoso dell'universo...sic transit gloria mundi.
Monday, 1 April 2013
Eresia #1: L'italia non ha bisogno di un governo
L’italia non ha bisogno di un Governo ma di essere governata. Il parlamento belga senza governo per 15 mesi ha operato solo per conseguire la propria missione di servire i cittadini e senza preoccuparsi di accordi tra forze in campo porto' ad una insperata crescita del PIL.
Le forze in campo sono il problema. Se crediamo che il buon governo nasca dal contendersi bilanciato del potere tra banche, imprese, sindacati e mafia, non usciremo mai da questa situazione. La differenza tra i paesi europei che soffrono come noi e quelli che vanno meglio e’ che negli ultimi a differenza dei primi, dopo la spartizione tra i vari poteri, resta ancora qualcosina per i cittadini senza appartenenza o che appartengono ai gruppi perdenti.
La democrazia rappresentativa e' proprio cosi': raggruppa interessi e li rappresenta nel potere. Ma inevitabilmente, in un sistema per definizione fuori equilibrio, i poteri si raggruppano in pochi, grandi blocchi che a scalare accentrano grandi porzioni di potere lasciando a chi e’ meno avvantaggiato nel gioco, sempre meno. E cosi’ che dopo la stagione delle democrazie rappresentative in Europa dal dopoguerra ad oggi, le banche ed il sistema economico/finanziario (mafia inclusa) hanno raggiunto l'egemonia incontrastata mentre altri gruppi come i sindacati e le piccole imprese hanno perso visibilmente terreno.
La democrazia rappresentativa e’ stato un enorme progresso quando si partiva dal livellamento delle guerre e lo sviluppo industriale galoppava. La democrazia rappresentativa e’ la soluzione migliore in un mondo in cui l’unico modo computare le intenzioni dei cittadini e’ il voto quinquennale. Adesso si affaccia una nuova opportunita’ di trasparenza e di accessibilita’ al volere dei cittadini tramite l'informazione.
La democrazia diretta richiede solo che il parlamento sia un struttura piu’ amministrativa e meno politica. La politica vera viene distribuita cosi’ come si potrebbe distribuire la produzione di energia, ai padroni del paese: i cittadini. Di questo abbiamo bisogno, non di un governo.
Le forze in campo sono il problema. Se crediamo che il buon governo nasca dal contendersi bilanciato del potere tra banche, imprese, sindacati e mafia, non usciremo mai da questa situazione. La differenza tra i paesi europei che soffrono come noi e quelli che vanno meglio e’ che negli ultimi a differenza dei primi, dopo la spartizione tra i vari poteri, resta ancora qualcosina per i cittadini senza appartenenza o che appartengono ai gruppi perdenti.
La democrazia rappresentativa e' proprio cosi': raggruppa interessi e li rappresenta nel potere. Ma inevitabilmente, in un sistema per definizione fuori equilibrio, i poteri si raggruppano in pochi, grandi blocchi che a scalare accentrano grandi porzioni di potere lasciando a chi e’ meno avvantaggiato nel gioco, sempre meno. E cosi’ che dopo la stagione delle democrazie rappresentative in Europa dal dopoguerra ad oggi, le banche ed il sistema economico/finanziario (mafia inclusa) hanno raggiunto l'egemonia incontrastata mentre altri gruppi come i sindacati e le piccole imprese hanno perso visibilmente terreno.
La democrazia rappresentativa e’ stato un enorme progresso quando si partiva dal livellamento delle guerre e lo sviluppo industriale galoppava. La democrazia rappresentativa e’ la soluzione migliore in un mondo in cui l’unico modo computare le intenzioni dei cittadini e’ il voto quinquennale. Adesso si affaccia una nuova opportunita’ di trasparenza e di accessibilita’ al volere dei cittadini tramite l'informazione.
La democrazia diretta richiede solo che il parlamento sia un struttura piu’ amministrativa e meno politica. La politica vera viene distribuita cosi’ come si potrebbe distribuire la produzione di energia, ai padroni del paese: i cittadini. Di questo abbiamo bisogno, non di un governo.
Monday, 18 February 2013
Quella vita semplice...
Quando vedo certi avvenimenti vorrei che tutti vivessimo una vita fatta di cose semplici. Senza asfalto, senza navi, senza internet, senza carriere, senza niente di tutto quello che ci distrae dall'amare noi stessi ed amarci a vicenda...solo una tavola per mangiare, un letto per dormire ed un tetto per ripararsi. E invece stiamo ad ingolfarci la testa di cose inutili nonostante arrivi uno scossone ogni tanto...Non riusciamo ad andare avanti senza un obiettivo riconoscibile da questa realtà un po' di merda costruita da un umanità un po' di merda che non è capace di ritrovare un pizzico di coscienza. Siamo solo buoni ad invocare un Dio più o meno occasionale per dirgli: per carità, non peggio, fammi la grazia. Salvo poi a riservarci il diritto di bestemmiare o mandarlo a fare in culo quando qualcosa non ci aggrada o ci appare ingiusto.
Dove sei, giovane ragazzo taciturno dagli occhi blu e con tanta voglia di una vita semplice? Grazie per il tuo esempio, ti voglio bene...
Sunday, 2 December 2012
E pensare che Renzi era di gran lunga il mio favorito...
E oggi si vota per le primarie del PD. Bel processo, per lo meno per un partito di vecchio stampo che scopre i meccanismi in uso in America dall’inizio del secolo scorso. Premetto che sono sempre stato molto critico della gerontocrazia all’italiana. Come non porsi domande sul fatto che abbiamo sostituito un quasi ottuagenario col vizietto delle ballerine con un altro quasi ottuagenario col vizietto dell’economia europea? Solo per la qualita’ facilmente migliorabile del vizietto (?), l’ultimo ha diminuito lo spread btp-bund vicino ai 300 punti mentre tutti gli altri spread dalla disoccupazione al PIL sono aumentati nettamente. Il tutto per gentile cortesia del presidente della repubblica che anche per posizione istituzionale non e’ proprio un giovanotto...ma in quell caso va bene.
Fatemi precisare che gli anziani sono una risorsa infinita per qualunque comunita’, e non solo per fare i nonni ma anche per l’enorme saggezza e la capacita’ di arbitrio in certe situazioni. Tipicamente non sono uomini d’azione ma nulla lo impedisce...e’ solo che mi sembra un po’ troppo che alla guida del nostro futuro ci siano sempre persone che somigliano a Mr Magoo col mantello di Batman (con o senza pillola blu nel taschino). E dunque Renzi mi piaceva, molto. Uno con le idée progressiste che cerca di rompere con i vecchi schemi e ha il coraggio di farlo in aperta provocazione con i mostri sacri del partito. Bravo. Ed allora sull’onda di questo marketing ho cercato di capire qualcosa in piu’.
Per il folklore, ho trovato stucchevoli i continui riferimenti alle analogie calcistiche da parte di Renzi che a sostituire il romano col toscano mi mi ha ricordato molto il Gasparri della bell’epoque. Sul concreto, mi e’ sembrato veramente poco progressista e’ questo e’ grave, fatale per un elettore progressista. Se Bersani puo’ apparire antico perche’ propone temi come la democrazia (non sono sicuro che non sia un tema valido) Renzi e’ certamente reazionario soprattutto sui temi economici. Cioe’, come al solito, ci mettiamo a fare i moderni con le cose di cui hanno gia’ beneficiato, quando si poteva, i paesi e le societa’ piu’ “avanzate” della nostra. Nello specifico: cosi’ come la scoperta delle primarie, quella dell’uso intelligente della finanza non e’ moderna.
Direi che Renzi ha cominciato a perdermi quando ha iniziato a dire che bisogna guardare alla Finanza con coraggio e con chiarezza senza fare di tutta l’erba un fascio (fin qui’ posso anche essere d’accordo) e quando ho scoperto poi il forte supporto per la campagna di Renzi da parte di un noto Hedge Fund Manager italiano a Londra (Davide Serra, ed anche qui’ niente di male ma se volete sentire un ego che parla... http://tinyurl.com/dxpxnxx). Solo che Renzi ha investito nei suoi fondi rischiosi una parte interessante dei soldi dei cittadini di Firenze. Quei fondi a quanto pare stanno portando profitto (non so di certo e gli unici a denunciare sono stati come al solito quelli de "l’ultimaparola" di Paragone). Ma quindi qualcuno nel mercato sta perdendo per quei profitti. Il mercato non dice mai chi li perde ad opera di chi perche’ e’ un gioco (ormai sgamato) di spersonalizzazione. Ma sappiamo che mentre Firenze vince, piu’ di qualche comune italiano perde.
Renzi ha dimostrato nella mia opinione che non e’ in grado neanche di incominciare a raccontare un altro modo di vivere di cui la nostra societa’ ha bisogno ed attraverso il quale potremmo per una volta essere padroni del nostro destino piuttosto che inseguire goffamente gli altri. Risultato? Le primarie sono state un bell’esercizio di chiarificazione della politica del PD che mi dice (e non avrei mai creduto di poter giungere a questa conclusione) meglio Bersani che Renzi alla guida del PD. Ma a questo punto, non credo che sara’ il PD a prendere il mio voto ad aprile dell’anno prossimo: continuo a restare curioso...
Fatemi precisare che gli anziani sono una risorsa infinita per qualunque comunita’, e non solo per fare i nonni ma anche per l’enorme saggezza e la capacita’ di arbitrio in certe situazioni. Tipicamente non sono uomini d’azione ma nulla lo impedisce...e’ solo che mi sembra un po’ troppo che alla guida del nostro futuro ci siano sempre persone che somigliano a Mr Magoo col mantello di Batman (con o senza pillola blu nel taschino). E dunque Renzi mi piaceva, molto. Uno con le idée progressiste che cerca di rompere con i vecchi schemi e ha il coraggio di farlo in aperta provocazione con i mostri sacri del partito. Bravo. Ed allora sull’onda di questo marketing ho cercato di capire qualcosa in piu’.
Per il folklore, ho trovato stucchevoli i continui riferimenti alle analogie calcistiche da parte di Renzi che a sostituire il romano col toscano mi mi ha ricordato molto il Gasparri della bell’epoque. Sul concreto, mi e’ sembrato veramente poco progressista e’ questo e’ grave, fatale per un elettore progressista. Se Bersani puo’ apparire antico perche’ propone temi come la democrazia (non sono sicuro che non sia un tema valido) Renzi e’ certamente reazionario soprattutto sui temi economici. Cioe’, come al solito, ci mettiamo a fare i moderni con le cose di cui hanno gia’ beneficiato, quando si poteva, i paesi e le societa’ piu’ “avanzate” della nostra. Nello specifico: cosi’ come la scoperta delle primarie, quella dell’uso intelligente della finanza non e’ moderna.
Direi che Renzi ha cominciato a perdermi quando ha iniziato a dire che bisogna guardare alla Finanza con coraggio e con chiarezza senza fare di tutta l’erba un fascio (fin qui’ posso anche essere d’accordo) e quando ho scoperto poi il forte supporto per la campagna di Renzi da parte di un noto Hedge Fund Manager italiano a Londra (Davide Serra, ed anche qui’ niente di male ma se volete sentire un ego che parla... http://tinyurl.com/dxpxnxx). Solo che Renzi ha investito nei suoi fondi rischiosi una parte interessante dei soldi dei cittadini di Firenze. Quei fondi a quanto pare stanno portando profitto (non so di certo e gli unici a denunciare sono stati come al solito quelli de "l’ultimaparola" di Paragone). Ma quindi qualcuno nel mercato sta perdendo per quei profitti. Il mercato non dice mai chi li perde ad opera di chi perche’ e’ un gioco (ormai sgamato) di spersonalizzazione. Ma sappiamo che mentre Firenze vince, piu’ di qualche comune italiano perde.
Renzi ha dimostrato nella mia opinione che non e’ in grado neanche di incominciare a raccontare un altro modo di vivere di cui la nostra societa’ ha bisogno ed attraverso il quale potremmo per una volta essere padroni del nostro destino piuttosto che inseguire goffamente gli altri. Risultato? Le primarie sono state un bell’esercizio di chiarificazione della politica del PD che mi dice (e non avrei mai creduto di poter giungere a questa conclusione) meglio Bersani che Renzi alla guida del PD. Ma a questo punto, non credo che sara’ il PD a prendere il mio voto ad aprile dell’anno prossimo: continuo a restare curioso...
Tuesday, 13 November 2012
Uscire dalla crisi...
La crisi e’ motivo di grandi cambiamenti che poi restano. Quali essi siano dipende da dove si orienti il sistema. Mario Monti crede nella cruenta spinta di questa crisi per riformare profondamente non il paese ma l’Europa e creare un’esasperazione competitiva tale nel confronto tra le nazioni da forzare una unione che sia anche fiscale ed in ultima istanza politica. Perche’ cio’ accada c’e’ bisogno di grande sofferenza (altro che sacrifici) che inevitabilmente dovranno accollarsi le grandi masse di popoli.
Esiste un’altra strada che richiedera’ anch’essa sofferenze. E’ quella di continuare a credere nel sogno Europeo di un continente che sa fare realta’ sociale, politica ed economica ma che ripone piu’ fiducia nel popolo. Un popolo che dovra’ soffrire in misura paragonabile ma che potrebbe forse essere fautore piuttosto che burattino in mani tecnocratiche. Esistono misure possibili per riformare l’unione monetaria e conservane l’integrita’ a livello internazionale mentre si restituiscono ai singoli stati (fino a tempi maturi) quelle risorse di sovranita’ monetaria che gli consentano di credere ed investire in se stessi nella collaborazione con gli altri alla realizzazione di questo sogno di solidarieta’ tra popoli.
Ve lo ricordate l’EMU? Siamo passati troppo in fretta da quel fattore di scambio simbolico all’abolizione totale delle valute nazionali. Doveva esistere un EMU-euro intermedio come valuta reale di riferimento fisso e l’unica valida ai fini degli scambi internazionali dentro e fuori dall’Europa. E’ ancora tecnicamente possible dentro l'euro il ritorno a valute nazionali (non scambiabili al di fuori di ciascun stato e con cambio rispetto all'euro deciso dalle banche centrali). Cio’ consentirebbe (senza corruzione) agli stati di pagare stipendi ed investire. L’euro non e’ un nemico ma finche’ non riconosciamo che questa crisi e’ irrisolvibile in maniera pacifica senza un mezzo passo laterale, vuol dire che non crediamo nel potenziale umano.
Per saperne di piu', fate una ricerca su Luca Fantacci, Universita' Bocconi. E buona fortuna...
Esiste un’altra strada che richiedera’ anch’essa sofferenze. E’ quella di continuare a credere nel sogno Europeo di un continente che sa fare realta’ sociale, politica ed economica ma che ripone piu’ fiducia nel popolo. Un popolo che dovra’ soffrire in misura paragonabile ma che potrebbe forse essere fautore piuttosto che burattino in mani tecnocratiche. Esistono misure possibili per riformare l’unione monetaria e conservane l’integrita’ a livello internazionale mentre si restituiscono ai singoli stati (fino a tempi maturi) quelle risorse di sovranita’ monetaria che gli consentano di credere ed investire in se stessi nella collaborazione con gli altri alla realizzazione di questo sogno di solidarieta’ tra popoli.
Ve lo ricordate l’EMU? Siamo passati troppo in fretta da quel fattore di scambio simbolico all’abolizione totale delle valute nazionali. Doveva esistere un EMU-euro intermedio come valuta reale di riferimento fisso e l’unica valida ai fini degli scambi internazionali dentro e fuori dall’Europa. E’ ancora tecnicamente possible dentro l'euro il ritorno a valute nazionali (non scambiabili al di fuori di ciascun stato e con cambio rispetto all'euro deciso dalle banche centrali). Cio’ consentirebbe (senza corruzione) agli stati di pagare stipendi ed investire. L’euro non e’ un nemico ma finche’ non riconosciamo che questa crisi e’ irrisolvibile in maniera pacifica senza un mezzo passo laterale, vuol dire che non crediamo nel potenziale umano.
Per saperne di piu', fate una ricerca su Luca Fantacci, Universita' Bocconi. E buona fortuna...
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