Ho seguito con attenzione sul web ed in TV la vicenda del fuori onda del consigliere Favia che si e’ lasciato andare ad uno sfogo sui meccanismi di democrazia interna del M5S.
Direi che e’ interessante come la stampa e la TV si siano divertiti a dipingere una figura sinistra del personaggio Grillo e di Gianroberto Casaleggio per ammaccare un movimento che ha racimolato consensi cosi’ alti. Direi che in verita’ sono solo impreparati per gestirsi a livello nazionale e che non mi sembra niente di grave per un’organizzazione che ha visto quelle dimensioni nel giro di poche settimane durante il voto amministrativo. Soprattutto se si struttura su un esigenza di trasparenza e democrazia che gli altri non hanno dovuto mai imbastire.
E’ possible che su questo passaggio si giochi la possibilita’ per il M5S di prendere il 5% o il 15% dei voti alle prossime elezioni politiche che poi secondo me conta fino a un certo punto. Mentre Grillo si sa che e’ un impulsivo, magari ne emerge un profilo un po’ inquietante di Casaleggio . Favia appare una persona pulita e anche se non sono convinto al 100% che la cosa non sia stata combinata, mi pare che si comporti con grande spirito di sacrificio per la causa del movimento.
Certo e’ che si sono affrettati ad annunciare il lancio della piattaforma per votare il programma e dunque l’episondio ha avuto il suo effetto benefico.
L’unico poi che secondo me puo’ rompere le uova nel paniere del M5S sarebbe Renzi nel caso improbabile che riuscisse a vincere le primarie trascinando in esse molte persone al di fuori del PD. Renzi sarebbe un cambiamento enorme se non ci fosse Grillo e a mio parere da un terzo alla meta’ dell’ipotetico elettore attuale del M5S passerebbe al PD se si presentasse Renzi a Premier. Per fortuna o purtroppo, il PD difende certe corporazioni (i sindacati sempre corporazioni sono) ed anche se lo fanno male, quella parte non vorra’ mai mollare uno strumento del genere nelle mani di un giovanotto toscano qualunque.
Staremo a vedere. Comunque se Grillo fosse un imbroglione e/o Casaleggio un furbacchione con progetti di dominio e se Favia fosse solo in cerca di diventare un leader protagonista vecchio stampo, il progresso di questa iniziativa (che potrebbe essere un esempio nel mondo come i Piraten tedeschi) subirebbe un significativo rallentamento. Mi tranquillizza il fatto pero’ che i tre personaggi di cui sopra sarebbero anche sgamati clamorosamente dalla rete e pure mandati a ca...sa in un battito. Qui’ non si scherza, siamo la rete.
Tuesday, 18 September 2012
Sunday, 16 September 2012
Dov'e' finita la nostra voglia di stupire?
Nel 96-97 all’inizio della mia avventura all’estero, scopriii un blog chiamato “Italians” che era diretto da Gianni Riotta. Il giornalista gentilmente pubblico’ una mia lettera nella quale scrivevo in soldoni che a mio parere il problema italiano si riconducesse alla sistematicita’ attraverso la il quale si selezionava una classe dirigente non adeguata. I meccanismi li conosciamo: clientelismo, familiarismo e raccomandazioni varie.
Mi preoccupava un fatto, e cioe’ che presto le carte dell’Europa unita si sarebbero scoperte mettendo cosi’ in evidenza queste nostre gravi lacune. Era una facile profezia? In fuga all’estero dalla disoccupazione quasi certa, mi sembrava molto evidente ma non pensavo che il tutto sarebbe stato aggravato cosi’ pesantemente dagli anni di berlusconismo durante i quali addirittura il mondo dello spettacolo si e’ fatto classe dirigente con soubrette e conduttori ai vertici delle istituzioni governative. Adesso mi sembra di vedere emergere qualcosa di ancora piu’ problematico: penso che dal “drive-in” in poi ci siamo anche giocati l’impreditoriatlita’ e la voglia di stupire degli italiani.
Mi spiego: se chiudono settori in crisi in un mondo globalizzato, e’ comprensibile. Ma se chiudono i settori in espansione, ecco che qualcosa di piu’ serio e in atto. Manca la volonta’, le energie e la preparazione necessarie per creare nel nostro paese aziende globali al passo coi tempi. Per intenderci, se l’indotto informatico tra Siemens ed IBM chiude in Italia mentre nel mondo queste multinazionali continuano a far valere il loro peso, come mai non si riesce a prendere competenze e capacita’ di una forza lavoro all’avanguardia per creare qualcosa di nuovo? E’ possible che il miglior esempio di design per un cellulare venga dall’America quando eravamo insieme ai francesi l’emblema dello stile nel mondo? Cosa crediamo di ottenere senza convertire l’industria pesante in qualcosa di piu’ necessario? Perche’ il Sulcis non puo’ diventare un polo di biotecnologie?
I capitani coraggiosi apparvero solo per salvare Alitalia, e sappiamo quanto ci abbia perso il nostro Paese per una compagnia di bandiera ancora mediocre e poco competitiva. I capitani coraggiosi pronti a creare la silicon valley del mediterraneo, semplicemente non ci sono perche’ dovrebbero avere 35-45 anni (quelli a cavallo della riforma universitaria) ed il fatto stesso che dobbiamo continuare a rivolgerci ai 70enni come Monti per tenerci a galla, dimostra che in quella piu’ giovane fascia d’eta’ (cui appartengo) c’e’ davvero pochino.
Perche tutto cio'? Perche’ la qualita’ dei nostri laureati si e’ deteriorata a dismisura in un sistema universitario che ha rinunciato al rigore accademico senza in compenso introdurre elementi importanti di avvicinamente al mondo del lavoro che avrebbero dovuto metterci al passo col resto dell’Europa. Perche’ si e’ continuato a prediligere come percorso principale al successo quello della connivenza rispetto a quello della collaborazione. Quello del mors tua vita mea rispetto al cuore sano dello spirito di competitizione con se stessi. Collaborare con gli altri, competere con se stessi. Una ricetta strappata e bruciata dal libro di cucina della nostra societa’.
Va da se che bisogna creare le condizioni e non ci sono: giustizia, fine dei privilegi anticompetitivi, facilita’ di accesso al danaro, burocrazia ridotta, bassi costi di start-up. Su quest’ultimo punto, in Inghilterra il capitale sociale per aprire una srl e’ di una sterlina anche se uno ha piu’ di 35 anni. La regola dei 35 anni in Italia significa non dare niente a nessuno.
E cosa mi auspico? A questo punto me lo chiedo e guardando quello che ho scritto, dovrei auspicarmi che si creino le condizioni per struttura socioeconomica e che nel contempo si comincino a rimpinzare di preparazione ed entusiasmo i giovani che devono tornare ad avere le competenze e la voglia che bisogna ammettere sono molto piu’ abbondanti nei paesi dell’Est europeo. Per non parlare di Cina, India e Brasile.
Tutto questo mi sembra abbastanza improbabile se sono onesto. Realisticamente penso che riusciremo a farci qualcha altro giro di ruota del capitalismo riveduto e corretto. Forse per altri 5, o 10 o forse 20 anni. Non credo di piu’. Resta poi la possibilita’ di inventarci qualcosa di completamente nuovo, chissa’. Nel frattempo, in bocca al lupo.
Mi preoccupava un fatto, e cioe’ che presto le carte dell’Europa unita si sarebbero scoperte mettendo cosi’ in evidenza queste nostre gravi lacune. Era una facile profezia? In fuga all’estero dalla disoccupazione quasi certa, mi sembrava molto evidente ma non pensavo che il tutto sarebbe stato aggravato cosi’ pesantemente dagli anni di berlusconismo durante i quali addirittura il mondo dello spettacolo si e’ fatto classe dirigente con soubrette e conduttori ai vertici delle istituzioni governative. Adesso mi sembra di vedere emergere qualcosa di ancora piu’ problematico: penso che dal “drive-in” in poi ci siamo anche giocati l’impreditoriatlita’ e la voglia di stupire degli italiani.
Mi spiego: se chiudono settori in crisi in un mondo globalizzato, e’ comprensibile. Ma se chiudono i settori in espansione, ecco che qualcosa di piu’ serio e in atto. Manca la volonta’, le energie e la preparazione necessarie per creare nel nostro paese aziende globali al passo coi tempi. Per intenderci, se l’indotto informatico tra Siemens ed IBM chiude in Italia mentre nel mondo queste multinazionali continuano a far valere il loro peso, come mai non si riesce a prendere competenze e capacita’ di una forza lavoro all’avanguardia per creare qualcosa di nuovo? E’ possible che il miglior esempio di design per un cellulare venga dall’America quando eravamo insieme ai francesi l’emblema dello stile nel mondo? Cosa crediamo di ottenere senza convertire l’industria pesante in qualcosa di piu’ necessario? Perche’ il Sulcis non puo’ diventare un polo di biotecnologie?
I capitani coraggiosi apparvero solo per salvare Alitalia, e sappiamo quanto ci abbia perso il nostro Paese per una compagnia di bandiera ancora mediocre e poco competitiva. I capitani coraggiosi pronti a creare la silicon valley del mediterraneo, semplicemente non ci sono perche’ dovrebbero avere 35-45 anni (quelli a cavallo della riforma universitaria) ed il fatto stesso che dobbiamo continuare a rivolgerci ai 70enni come Monti per tenerci a galla, dimostra che in quella piu’ giovane fascia d’eta’ (cui appartengo) c’e’ davvero pochino.
Perche tutto cio'? Perche’ la qualita’ dei nostri laureati si e’ deteriorata a dismisura in un sistema universitario che ha rinunciato al rigore accademico senza in compenso introdurre elementi importanti di avvicinamente al mondo del lavoro che avrebbero dovuto metterci al passo col resto dell’Europa. Perche’ si e’ continuato a prediligere come percorso principale al successo quello della connivenza rispetto a quello della collaborazione. Quello del mors tua vita mea rispetto al cuore sano dello spirito di competitizione con se stessi. Collaborare con gli altri, competere con se stessi. Una ricetta strappata e bruciata dal libro di cucina della nostra societa’.
Va da se che bisogna creare le condizioni e non ci sono: giustizia, fine dei privilegi anticompetitivi, facilita’ di accesso al danaro, burocrazia ridotta, bassi costi di start-up. Su quest’ultimo punto, in Inghilterra il capitale sociale per aprire una srl e’ di una sterlina anche se uno ha piu’ di 35 anni. La regola dei 35 anni in Italia significa non dare niente a nessuno.
E cosa mi auspico? A questo punto me lo chiedo e guardando quello che ho scritto, dovrei auspicarmi che si creino le condizioni per struttura socioeconomica e che nel contempo si comincino a rimpinzare di preparazione ed entusiasmo i giovani che devono tornare ad avere le competenze e la voglia che bisogna ammettere sono molto piu’ abbondanti nei paesi dell’Est europeo. Per non parlare di Cina, India e Brasile.
Tutto questo mi sembra abbastanza improbabile se sono onesto. Realisticamente penso che riusciremo a farci qualcha altro giro di ruota del capitalismo riveduto e corretto. Forse per altri 5, o 10 o forse 20 anni. Non credo di piu’. Resta poi la possibilita’ di inventarci qualcosa di completamente nuovo, chissa’. Nel frattempo, in bocca al lupo.
Monday, 11 June 2012
Enigmas
You've asked me what the lobster is weaving there with
his golden feet? /
I reply, the ocean knows this. /
You say, what is the ascidia waiting for in its transparent
bell? What is it waiting for? /
I tell you it is waiting for time, like you. /
You ask me whom the Macrocystis alga hugs in its arms? /
Study, study it, at a certain hour, in a certain sea I know. /
You question me about the wicked tusk of the narwhal, /
and I reply by describing /
how the sea unicorn with the harpoon in it dies. /
You enquire about the kingfisher's feathers, /
which tremble in the pure springs of the southern tides? /
Or you've found in the cards a new question touching on /
the crystal architecture /
of the sea anemone, and you'll deal that to me now? /
You want to understand the electric nature of the ocean
spines? /
The armored stalactite that breaks as it walks? /
The hook of the angler fish, the music stretched out /
in the deep places like a thread in the water? /
I want to tell you the ocean knows this, that life in its
jewel boxes /
is endless as the sand, impossible to count, pure, /
and among the blood-colored grapes time has made the
petal/
hard and shiny, made the jellyfish full of light /
and untied its knot, letting its musical threads fall /
from a horn of plenty made of infinite mother-of-pearl. /
I am nothing but the empty net which has gone on ahead /
of human eyes, dead in those darknesses, /
of fingers accustomed to the triangle, longitudes /
on the timid globe of an orange. /
I walked around as you do, investigating
the endless star, /
and in my net, during the night, I woke up naked, /
the only thing caught, a fish trapped inside the wind. /
PABLO NERUDA
Gli Enigmi
Mi avete chiesto che cosa stia intessendo
Laggiu’ il crostaceo con le sue zampe dorate?
Rispondo, Il mare lo sa. /
Mi dite, che cosa aspetta l’ascidiacea nella sua campana trasparente? Che cosa aspetta? /
Vi dico sta aspettando come voi il tempo. /
Mi chiedete che cosa abbracci l’alga Macrocystis nel suo braccio? /
Studiatelo, studiatelo, ad una certa ora, in un certo mare che conosco. /
Senza dubbio mi chiederete dell’avorio maledetto del narvalo, /
ed io rispondo descrivendo come l’unicorno di mare agonizza arpionato. /
Mi chiedete tal volta delle piume del martin pescatore, /
che tremano alle sorgenti pure della marea australe? /
E sopra alla struttura cristallina dell’anemone di mare avete rimescolando, /
senza dubbio trovato una domanda da pormi proprio adesso? /
Mi chiedete di capire la materia elettrica del fondale marino? /
L’armatura stalattitica che si muove rompendosi? /
L’amo della rana pescatrice, la musica estesa /
nella profondita’ come un filo nell’acqua? /
Io voglio dirvi che il mare lo sa, che la vita /
nei suoi scrigni e’ ampia come la sabbia, innumerevole e pura /
e tra gli acini d’uva sanguigna il tempo ha generato /
la solidita’ del petalo, la luce della medusa /
ed ha sciolto il suo bouquet di fili di corallo /
da una cornucopia infinita di madreperla. /
Non sono altro che la rete vuota che si e’ adagiata /
sugli occhi umani, morti in quelle oscurita’. /
Dita abituate al triangolo, /
meridiani sul timido emisfero di un’arancia. /
Ho vagato come voi, ponderando sull’astro infinito. /
Nella notte, mi sono svegliato nudo, e nella rete, /
unica preda, un pesce intrappolato nel vento. - PABLO NERUDA
Thursday, 24 November 2011
Sei come una TV sintonizzata sul tuo programma preferito...
Dunque in fin dei conti siamo come una tv con l'antenna sintonizzata sul canale preferito. C'e' la TV che mostra il calcio, un documentario, una soap, l'isola dei famosi...ma chi e' poi il soggetto, la tv con la sua antenna o il programma in onda nell'etere?
Ebbene, quando la tv si rompe, il segnale resta nell'etere. Senza segnale invece la tv non avrebbe neanche senso. Cioe' nell'universo c'è tutto e l'opposto di tutto insieme ad ogni infinitesima sfumatura tra i due estremi. E noi, in ogni identita' siamo quell'unica combinazione di frequenze nell'etere tradotte in un un aspetto, una fetta, una proiezione, una possibile lettura della realta'.
Non solo abbiamo un mero punto di vista ma nella nostra struttura mentale SIAMO un punto di vista della realta': una percezione. E una percezione "errata" in quanto inevitabilmente parziale.
Oltre la struttura mentale pero' non risiediamo neppure nel nostro volume spaziale. Come tutto il resto risiediamo fuori e ovunque perche' anche quando l'apparecchio ricevente si guasta, il segnale resta. E' come se in ogni istante la nostra essenza si incarnasse in ciò che 'decidiamo' di percepire (sempre erroneamente) in viaggio per l'universo.
Proprio cosi', i limiti dell'universo non sono lontani tra loro perché una volta l'univero era un punto e non ha mai smesso di restare insieme. L'identita allora e' una illusione da onorare si' ma che non e' al centro del nostro essere. Lo spazio curvo in cui ci manifestiamo e' parte dello stesso spazio che percepiamo come esterno per un limite necessario dei nostri 5 sensi. E non potrebbe essere altrimenti: e' l'unico modo per l'universo di affermare se stesso, di manifestarsi in tutte le sue possibili configurazioni nell'intento inevitabile di realizzarsi. Tutto questo e' immutabile, incorruttibile. Non conosce minacce. E' pace. Assenza di paura. Tutto questo non si puo' spiegare in maniera formalmente precisa ma lo si puo' conoscere. C'e chi questa conoscenza la chiama "amore".
Ebbene, quando la tv si rompe, il segnale resta nell'etere. Senza segnale invece la tv non avrebbe neanche senso. Cioe' nell'universo c'è tutto e l'opposto di tutto insieme ad ogni infinitesima sfumatura tra i due estremi. E noi, in ogni identita' siamo quell'unica combinazione di frequenze nell'etere tradotte in un un aspetto, una fetta, una proiezione, una possibile lettura della realta'.
Non solo abbiamo un mero punto di vista ma nella nostra struttura mentale SIAMO un punto di vista della realta': una percezione. E una percezione "errata" in quanto inevitabilmente parziale.
Oltre la struttura mentale pero' non risiediamo neppure nel nostro volume spaziale. Come tutto il resto risiediamo fuori e ovunque perche' anche quando l'apparecchio ricevente si guasta, il segnale resta. E' come se in ogni istante la nostra essenza si incarnasse in ciò che 'decidiamo' di percepire (sempre erroneamente) in viaggio per l'universo.
Proprio cosi', i limiti dell'universo non sono lontani tra loro perché una volta l'univero era un punto e non ha mai smesso di restare insieme. L'identita allora e' una illusione da onorare si' ma che non e' al centro del nostro essere. Lo spazio curvo in cui ci manifestiamo e' parte dello stesso spazio che percepiamo come esterno per un limite necessario dei nostri 5 sensi. E non potrebbe essere altrimenti: e' l'unico modo per l'universo di affermare se stesso, di manifestarsi in tutte le sue possibili configurazioni nell'intento inevitabile di realizzarsi. Tutto questo e' immutabile, incorruttibile. Non conosce minacce. E' pace. Assenza di paura. Tutto questo non si puo' spiegare in maniera formalmente precisa ma lo si puo' conoscere. C'e chi questa conoscenza la chiama "amore".
Wednesday, 9 November 2011
Essere...
La verita’ e’ che nel momento in cui la mente smette di essere uno strumento di cio’ che siamo per diventare quel che siamo, si consuma una separazione. In senso cristiano il peccato originale e la cacciata di Adamo dal paradiso terrestre ne sono metafora. Ma il discorso non ha necessariamente bisogno degli schemi di una religione per essere improntato. Le religioni sono dei potenti segnali che puntano alla verita’. L’errore dell’uomo e’ quello di confondere cio’ che punta alla verita’ con la verita’. E’ questa la causa di distorsioni e fanatismi. In fin dei conti cio’ che siamo esiste in una dimensione che trascende la forma e dunque e’ impossibile descriverlo nella dialettica (che e’ per definizione un’espressione della forma). In questo senso non esiste descrizione corretta e da qui’ l’impossibilita’ dell’uomo immerso nella sua identificazione col raziocinio e le emozioni della mente, di considerare e conoscere la sua vera natura. Forse e’ questo che Albert Einstein intendeva quando famosamente disse: “i problemi non possono essere risolti al livello logico in cui sono stati creati” (o qualcosa di simile). Questa ne e’ l’estrema conseguenza in quanto non esiste un livello logico superiore che possa servire a conoscere l’essere. La mente, con il suo discorso incessante e ripetitivo nel quale ci identifichiamo, non e’ un mezzo per comprendere cio’ che siamo. Infatti la mente ne e’ l’obliterazione ed e’ solo attraverso la capacita’ di liberarsi dal rumore della mente che si puo’ conoscere (non comprendere) la propria essenza. Cio’ non significa negare la mente nella sua utilita’ o nelle sue meravigliose manipolazioni a livello della forma. Significa imparare ad usare la mente senza esserne dipendenti. E’ come dire: posso usare la mia mente ma non devo. Il concetto si ritrova pari pari nelle culture orientali del buddismo o nella cultura zen. Nel cristianesimo e’ l’estasi che alcuni raggiungono attraverso la preghiera. E’ cos’e’ altro la preghiera se non un mezzo per sopire la mente attraverso l’espressione mnemonica di una formula linguistica che attiene a quanto di piu’ lontano ci sia dalla realta’ tangibile della forma? Lo stesso dicasi dei mantra buddisti. Ci sono infatti studi sul ritmo cardiaco durante la preghiera che dimostrano come lo stato di preghiera profonda induca il grado di aritmia cardiaca ottimale (la frequenza cardiaca ha un elemento caotico che e’ fondamentale per la salute del sistema cardiocircolatorio). E’ insidioso introdurre un fattore temporale in quanto i contenuti della nostra mente sono il risultato della vita passata ma liberarsi di esse richiede solo un istante nel presente. Dunque, il primo passo negli schemi della forma verso l'essere (se proprio vogliamo fallacemente definire dei passi) e’ sospendere il proprio giudizio e trattenere l’ipotesi che sopire la mente e’ l’ingresso a questa dimensione che trascende la forma e che definisce il nostro essere.
Monday, 7 November 2011
Ecco perche' non c'e' ancora una cura contro il cancro...
Vi e’ mai capitato di incontrare medici che raccontano della loro lunga esperienza in qualche settore? Bene, a volte e’ imbarazzante, soprattutto quando ti dicono “sono 20 che mi occupo di cancro” e si aspettano che ti cada la mandibola in ammirazione. Io invece mi chiedo come sia possible che con 20 anni di esperienza e 30 anni di ricerche avanzate prima della loro carriera, questi personaggi non abbiano ancora cavato un proverbiale ragno da un buco.
Il fatto e’ che ormai curare malattie croniche non conviene a nessuno. Proprio nel senso che trovare una cura causerebbe un problema molto piu’ grande dell’epidemia in atto. Prendiamo proprio l’esempio del cancro (ma lo stesso potrebbe dirsi di tutte le malattie croniche).
A chi non conviene assolutamente che la malattia sia curata?
1. I governi di tutto il mondo (soprattutto quello sviluppato che fa o finge di fare le ricerche piu’ avanzate). E come mai? Beh, si dice che una persona su 3 avra’ il cancro durante l’arco della sua vita (33%). Se pure consideriamo i pochi che la fanno franca, trovare una cura per il resto significherebbe che in 5-10 anni la popolazione della parte evoluta del mondo (in enorme crisi economica) aumenterebbe di almeno il 25%. Si tratterebbe per lo piu’ in larga percentuale di anziani in pensione o vicini alla pensione dunque da mantenere. Come dire: in qualche modo la gente deve pur morire soprattutto quando il pianeta ha dato luce al 7 miliardesimo abitante.
2. Lobby medica (in ultima analisi vittime anche loro del modo in cui vengono ancora oggi educati alla professione). Tenete conto che hanno (grazie all’eccessiva specializzazione) fatto diventare il cancro ben 200 malattie diverse. La cosa ha un suo merito scientifico secondo il vecchio assunto filosofico democriteo che realta’ puo’ essere compresa facendola a pezzi e capendo le connessioni. Purtroppo o per fortuna sappiamo invece da quasi un secolo che il mondo ha caratteristiche tutt’altro che meccanicistiche (addirittura abbiamo scoperto che la materia sa schizzare sopra la velocita’ della luce ma continuiamo a tagliare, avvelenare e bruciare per affrontare il cancro). Dunque, in questo scenario, uno che trovasse un approccio o cura che funzioni, taglierebbe fuori il 90% di oncologi, ridurrebbe di gran lunga il numero di interventi necessari per non parlare di macchnari diagnostici o radioterapici che diventerebbero sottoutilizzati o pressoche’ inutili
3. Le case farmaceutiche. Loro poi, dopo aver speso una media di mezzo miliardo di dollari per chemioterapico approvato (considerato il costo di tutti i fallimenti) non avrebbero’ piu’ l’opportunita’ di continuare questa giostra di profitti esorbitanti sulla pelle della gente ed a spesa dei goiverni. Peggio ancora se si scoprisse che una sostanza o un metodo non brevettabili si rivelassero efficaci!!!...e’ per questo che si cerca in tutti i modi di rendere brevettabile il genoma e i metodi genetici e non e’ un caso che proprio nelle aree dove il profitto e’ difficile per l’impossibilita di proclamare brevetti, le ricerche sono molto lente e sottofinanziate (Dicloroacetato, super-linfociti, e ultimamente il virus del vaiolo per citarne solo tre).
E’ naturale allora come (statistiche alla mano) la prima causa di morte nel mondo occidentale non siano ne le malattie cardiovascolari e neppure i tumori ma bensi’...i trattamenti medici...certo di persone malate ma la cui causa diretta di decesso diventa l’aggressivita’ e gli effetti collaterali piuttosto che la malattia che si cerca di trattare. Come se facesse piu’ male all'uomo sopportare la propria impotenza nel cambiare il corso della natura che la morte per eccesso terapeutico. Un atteggiamento comprensibile nelle strutture fallaci della mente poco presente di cui ci fa dono l'insanita' collettiva di cui siamo parte.
L’importante e’ capire che in cio’ non c’e’ un disegno malvagio di pochi manovratori. E’ solo una realta’ emergente che e’ effetto dello stadio raggiunto dalla cultura occidentale e della sua espressione nel sistema capitalista. Il capitalismo non e’ in se un sistema errato o giusto in senso assoluto come non lo e’ il comunismo. Ogni sistema ha i suoi limiti che prima o poi si palesano. Allora si capisce che le soluzioni sono le piu’ inaspettate e verranno prima o poi fuori. Il primo tentativo sara’ quello di cronicizzare piu’ a lungo queste malattie proprio per alimentare oltre il giro di affari da parte di chi ne trae profitto. Un po' come si fa nel salvare le banche per allungare ancora un po' il sistema economico attuale.
Certo compagnie di assicurazioni e governi dovrebbero partire al contrattacco ma le lobby e gli ormai consolidati conflitti d’interesse saranno difficili da snodare senza il balsamo del tempo. Poi c’e’ che alla sperimentazione organizzata (e spesso mirata ad interessi economici) si sovrapporranno i dati che saranno disponibili via internet da esperienze individuali ben documentate. Tra 10 anni ci sara’ una base dati piuttosto attendibile sugli effetti di vari approcci. E’ chiaro che il modo di pensare alla ricerca dovra spostarsi fondamentalmente dal vecchio modello meccanicista e in tal senso non mi sembra il caso di non essere fiduciosi verso la razza umana.
Intanto, in bocca al lupo! E crepi il lupo!
Il fatto e’ che ormai curare malattie croniche non conviene a nessuno. Proprio nel senso che trovare una cura causerebbe un problema molto piu’ grande dell’epidemia in atto. Prendiamo proprio l’esempio del cancro (ma lo stesso potrebbe dirsi di tutte le malattie croniche).
A chi non conviene assolutamente che la malattia sia curata?
1. I governi di tutto il mondo (soprattutto quello sviluppato che fa o finge di fare le ricerche piu’ avanzate). E come mai? Beh, si dice che una persona su 3 avra’ il cancro durante l’arco della sua vita (33%). Se pure consideriamo i pochi che la fanno franca, trovare una cura per il resto significherebbe che in 5-10 anni la popolazione della parte evoluta del mondo (in enorme crisi economica) aumenterebbe di almeno il 25%. Si tratterebbe per lo piu’ in larga percentuale di anziani in pensione o vicini alla pensione dunque da mantenere. Come dire: in qualche modo la gente deve pur morire soprattutto quando il pianeta ha dato luce al 7 miliardesimo abitante.
2. Lobby medica (in ultima analisi vittime anche loro del modo in cui vengono ancora oggi educati alla professione). Tenete conto che hanno (grazie all’eccessiva specializzazione) fatto diventare il cancro ben 200 malattie diverse. La cosa ha un suo merito scientifico secondo il vecchio assunto filosofico democriteo che realta’ puo’ essere compresa facendola a pezzi e capendo le connessioni. Purtroppo o per fortuna sappiamo invece da quasi un secolo che il mondo ha caratteristiche tutt’altro che meccanicistiche (addirittura abbiamo scoperto che la materia sa schizzare sopra la velocita’ della luce ma continuiamo a tagliare, avvelenare e bruciare per affrontare il cancro). Dunque, in questo scenario, uno che trovasse un approccio o cura che funzioni, taglierebbe fuori il 90% di oncologi, ridurrebbe di gran lunga il numero di interventi necessari per non parlare di macchnari diagnostici o radioterapici che diventerebbero sottoutilizzati o pressoche’ inutili
3. Le case farmaceutiche. Loro poi, dopo aver speso una media di mezzo miliardo di dollari per chemioterapico approvato (considerato il costo di tutti i fallimenti) non avrebbero’ piu’ l’opportunita’ di continuare questa giostra di profitti esorbitanti sulla pelle della gente ed a spesa dei goiverni. Peggio ancora se si scoprisse che una sostanza o un metodo non brevettabili si rivelassero efficaci!!!...e’ per questo che si cerca in tutti i modi di rendere brevettabile il genoma e i metodi genetici e non e’ un caso che proprio nelle aree dove il profitto e’ difficile per l’impossibilita di proclamare brevetti, le ricerche sono molto lente e sottofinanziate (Dicloroacetato, super-linfociti, e ultimamente il virus del vaiolo per citarne solo tre).
E’ naturale allora come (statistiche alla mano) la prima causa di morte nel mondo occidentale non siano ne le malattie cardiovascolari e neppure i tumori ma bensi’...i trattamenti medici...certo di persone malate ma la cui causa diretta di decesso diventa l’aggressivita’ e gli effetti collaterali piuttosto che la malattia che si cerca di trattare. Come se facesse piu’ male all'uomo sopportare la propria impotenza nel cambiare il corso della natura che la morte per eccesso terapeutico. Un atteggiamento comprensibile nelle strutture fallaci della mente poco presente di cui ci fa dono l'insanita' collettiva di cui siamo parte.
L’importante e’ capire che in cio’ non c’e’ un disegno malvagio di pochi manovratori. E’ solo una realta’ emergente che e’ effetto dello stadio raggiunto dalla cultura occidentale e della sua espressione nel sistema capitalista. Il capitalismo non e’ in se un sistema errato o giusto in senso assoluto come non lo e’ il comunismo. Ogni sistema ha i suoi limiti che prima o poi si palesano. Allora si capisce che le soluzioni sono le piu’ inaspettate e verranno prima o poi fuori. Il primo tentativo sara’ quello di cronicizzare piu’ a lungo queste malattie proprio per alimentare oltre il giro di affari da parte di chi ne trae profitto. Un po' come si fa nel salvare le banche per allungare ancora un po' il sistema economico attuale.
Certo compagnie di assicurazioni e governi dovrebbero partire al contrattacco ma le lobby e gli ormai consolidati conflitti d’interesse saranno difficili da snodare senza il balsamo del tempo. Poi c’e’ che alla sperimentazione organizzata (e spesso mirata ad interessi economici) si sovrapporranno i dati che saranno disponibili via internet da esperienze individuali ben documentate. Tra 10 anni ci sara’ una base dati piuttosto attendibile sugli effetti di vari approcci. E’ chiaro che il modo di pensare alla ricerca dovra spostarsi fondamentalmente dal vecchio modello meccanicista e in tal senso non mi sembra il caso di non essere fiduciosi verso la razza umana.
Intanto, in bocca al lupo! E crepi il lupo!
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