E' dall'inizio della crisi che il ministro Tremonti (in odore di infallibilita') continua a propinarci (l'ultima volta da Santoro) una tesi secondo la quale la nostra economia sarebbe piu' resiliente di altre. La saggia propensione al risparmio delle famiglie italiane, va la tesi, ed il fatto che la nostra economia sarebbe piu' reale in quanto basata sul manifatturiero piuttosto che su servizi e finanza e' il motivo per il quale saremmo stati colpiti di meno.
Tutto questo supporto per il manifatturiero e' poi solo teorico visto che le fabbriche italiane continuano a chiudere.
Provo a tradurne a modo mio il significato: in Italia risparmia solo chi puo'. E chi puo' continua a farlo, ovvero in Italia i soldi ce li hanno sempre gli stessi. La crisi in Italia e' arrivata di meno perche' eravamo gia' in crisi cronica ed e' chiaro che uno che in Germania o Inghilterra da ricco diventa povero, sente una crisi maggiore rispetto a chi da povero diventa un po' piu' povero, soprattutto se i ricchi dalle nostre parti (tranne quei poveretti del manifatturiero di cui sopra) restano sempre ricchi e decidono pure le leggi.
Fatto salvo il principio che la finanza dovrebbe essere non fine a se stessa ma di servizio all'economia reale, mi sembra piu' equilibrato dire che dovremmo trattenere il manifatturiero di alta qualita' e sviluppare prodotti e servizi legati a nuove tecnologie invece di buttare danaro in metallo e cemento mentre sosteniamo un utilizzo degli strumenti finanziari che sia fine alle esigenze dell'economia reale.
La spiegazione a dire del nostro illuminato ministro sembra essere nei mostri della globalizzazione. Cose come la velocita' d'informazione, lo scambio libero di beni e servizi, le troppo avventurose industrie innovative. Insomma, senza dirlo sembra che la soluzione sia davvero il dazio, il ritorno all'isolamento socioeconomico. Tesi interessante, va un po' a braccetto con il secessionismo e l'esterofobia dei tanto criticati (da Tremonti) leghisti. Forse sarebbe meglio se la zizzona di Battipaglia si mangiasse da Roma in giu' e il gorgonzola da Roma in su. Vorrei dire pero' che la globalizzazione non e' stata decisa o progettata da qualcuno. E' una realta' (come tutte le realta') emergente nata dalla concomitanza di fenomeni politici, avanzamenti tecnologici e piccoli eventi casuali che hanno provocato grossi effetti su lunga distanza. Come il fatto, che so, che Bill Gates si sia messo a fare sistemi operativi in un garage o che qualcuno finanziasse l'idea di un giovane balordo che ha inventato google. Non certo perche' qualcuno ha lanciato il motore fiat multijet, che pure ha la sua importanza.
Mentre i gerontocrati della classe dirigente italiana nostalgicamente pruomovono scenari involutivi scoraggiando l'alimentazione culturale di una societa' ('vada a mangiare pane e Dante' disse Tremonti), si stanno perdendo la vera prossima rivoluzione che e' la realta' emergente del futuro.
Il problema non e' il libero scambio di beni, servizi, idee, informazioni...il problema e' che tali scambi costano energia e materia (che poi, Einstein docet, sono la stessa cosa). Andatevi a fare un giro su http://it.wikipedia.org/wiki/Stampa_3D. Spiega cosa sia una stampante 3D. Ovvero un macchinario che invece di stampare documenti produce oggetti tridimensionali (che so, uno stradivari) per sovrapposizione di strati di materiale. Il tutto col 10% del materiale richiesto da sistemi tradizionali. Basta scaricarne il design da internet. Cosa significhera' per il manifatturiero quando ne avremo una in casa?
Fatevi un giro su http://www.skymeeting.it/overview_char.html. E' una delle tante che vende piattaforme collaborative che consentono un esperienza di riunione lavorativa migliore della meta' dei meeting a cui io abbia partecipato. Non richiede il viaggio, l'uso di carta e la necessita' di stare lontano dai nostri figli (non tanto positivo per chi usa i viaggi di lavoro per avere una vita parallela e che so, fermarsi a una festa di 18 anni).
Tutto cio che viviamo sono informazioni. Tutto quello che trasportiamo sono informazioni. L'elettrone e' un vettore piu' economico dell'essere umano e sebbene certe cose richiederanno sempre il contatto individuale, molte potrebbero avvenire per scambio d'informazione multimediale a distanza.
Insomma, mentre il mondo si 'glocalizza' e prende la palla al balzo per rinnovarsi, in Italia puntiamo sul dazio e sul nucleare...su Putin e sugli accordi con Gheddafi...poveri noi...
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Wednesday, 16 March 2011
Monday, 14 March 2011
La favola di Pinocchio...al contrario
Riforma della scuola! La verita' e' che mandarci i nostri figli non e' piu' facile come una volta perche' ci sono differenze piu' marcate nella nostra societa'.
Due forze distruttive e concomitanti. Forza n.1: in Italia non c'e' transizione di classe ovvero i ricchi ed i poveri sono sempre ricchi o sempre poveri per cui chi e' nato ricco non capisce chi cerca (raramente con successo) di diventarci e meno ancora chi nace e (troppo probabilmente)resta povero. Se si e' ricchi poi, diventare poveri e' molto difficile nel nostro paese tranne per quelli che erano imprenditori nel manifatturiero tanto osannato come grande esempio di economia reale dal ministro Tremonti: balle.
Forza n.2: l'immigrazione e' incontenibile (meglio lasciar vincere Gheddafi?) e mentre noi stentiamo ad avere qualche figlio, le popolazioni nord africane e dei Balcani crescono e vengono da noi ad essere mal integrate. Continueranno a farlo, e' una semplice questione di numeri e' inutile che alziamo barricate, sarebbe meglio attrarre le persone giuste. Servirebbe di piu' abolire gli anticoncezionali (la Chiesa, chi l'avrebbe pensato che proprio loro avessero la soluzione anti immigrazione???)
Forza 1 + Forza 2 = Mandare i nostri figli a scuola e' diventato difficile perche' abbiamo paura dell'ambiente che potrebbero incontrare e delle difficolta' cui un bimbo di 6 anni 'di buona famiglia' potrebbe al giorno d'oggi trovare in una varieta' di estrazioni sociali ed etniche che non sappiamo decifrare.
Mi capita spesso di parlare con amici e conoscenti con figli in eta' scolare che si lamentano della pesantezza sociale dell'ambiente scolastico.
Allora, chi decide come il ministro Gelmini e la sua impaurita e gerontocratica classe dirigente, decide che l'integrazione sia meglio lasciarla accadere tra i poveri italiani ed i disgraziati extracomunitari piuttosto che preoccuparsi del vero significato di quello che sta accadendo.
Impoverire la scuola pubblica non lascera' nessuno di noi con piu' soldi per mandare i nostri figli in scuole private ma accentuera' ulteriormente l'immobilismo della nostra struttura sociale. Significhera' che in un paese in cui l'economia non offre grosse opportunita' di elevazione sociale, eliminiamo anche quello che era il nostro unico residuo di 'melting pot' sociale: la scuola, appunto.
Non mi piace, l'economia (reale o finanziaria) non e' al servizio degli uomini in questo paese. Sarebbe un po' piu' accettabile se lavorando duro potessi decidere di usarla a mio vantaggio, ma nella terra di calciatori e veline dove una serata di lap dance vale 7000 euro, conviene di piu' la furbizia che il duro lavoro. Racconteremo ai nostri figli la favola di Pinocchio al contrario: "c'era una volta un bimbo di nome Lucignolo..."
Due forze distruttive e concomitanti. Forza n.1: in Italia non c'e' transizione di classe ovvero i ricchi ed i poveri sono sempre ricchi o sempre poveri per cui chi e' nato ricco non capisce chi cerca (raramente con successo) di diventarci e meno ancora chi nace e (troppo probabilmente)resta povero. Se si e' ricchi poi, diventare poveri e' molto difficile nel nostro paese tranne per quelli che erano imprenditori nel manifatturiero tanto osannato come grande esempio di economia reale dal ministro Tremonti: balle.
Forza n.2: l'immigrazione e' incontenibile (meglio lasciar vincere Gheddafi?) e mentre noi stentiamo ad avere qualche figlio, le popolazioni nord africane e dei Balcani crescono e vengono da noi ad essere mal integrate. Continueranno a farlo, e' una semplice questione di numeri e' inutile che alziamo barricate, sarebbe meglio attrarre le persone giuste. Servirebbe di piu' abolire gli anticoncezionali (la Chiesa, chi l'avrebbe pensato che proprio loro avessero la soluzione anti immigrazione???)
Forza 1 + Forza 2 = Mandare i nostri figli a scuola e' diventato difficile perche' abbiamo paura dell'ambiente che potrebbero incontrare e delle difficolta' cui un bimbo di 6 anni 'di buona famiglia' potrebbe al giorno d'oggi trovare in una varieta' di estrazioni sociali ed etniche che non sappiamo decifrare.
Mi capita spesso di parlare con amici e conoscenti con figli in eta' scolare che si lamentano della pesantezza sociale dell'ambiente scolastico.
Allora, chi decide come il ministro Gelmini e la sua impaurita e gerontocratica classe dirigente, decide che l'integrazione sia meglio lasciarla accadere tra i poveri italiani ed i disgraziati extracomunitari piuttosto che preoccuparsi del vero significato di quello che sta accadendo.
Impoverire la scuola pubblica non lascera' nessuno di noi con piu' soldi per mandare i nostri figli in scuole private ma accentuera' ulteriormente l'immobilismo della nostra struttura sociale. Significhera' che in un paese in cui l'economia non offre grosse opportunita' di elevazione sociale, eliminiamo anche quello che era il nostro unico residuo di 'melting pot' sociale: la scuola, appunto.
Non mi piace, l'economia (reale o finanziaria) non e' al servizio degli uomini in questo paese. Sarebbe un po' piu' accettabile se lavorando duro potessi decidere di usarla a mio vantaggio, ma nella terra di calciatori e veline dove una serata di lap dance vale 7000 euro, conviene di piu' la furbizia che il duro lavoro. Racconteremo ai nostri figli la favola di Pinocchio al contrario: "c'era una volta un bimbo di nome Lucignolo..."
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